logo editorialeAlla fine l’imponderabile è avvenuto: la tassa sui dispositivi di memorizzazione, eufemisticamente definita “equo compenso sulla copia privata”, è stata traslata sui consumatori. Ha cominciato Apple, che ha aggiornato i listini incorporando il balzello nel prezzo finale dei prodotti. Chi l’avrebbe mai immaginato? D’altronde, era mai successo che a un aumento delle accise su alcolici, tabacchi o carburanti seguisse un aumento dei prezzi al consumo dei medesimi?

Il ministro Franceschini appare sconsolato. La realtà continua a giocargli brutti scherzi, e lui non riesce più a starle dietro:

In Francia un iPhone 5s da 16 Gb costa 709 euro a fronte di un tariffa per copia privata di 8 euro, in Germania 699 con una copia privata di 36 euro, in Italia 732,78 euro ora che la copia privata è a 4 euro mentre era a 729 euro con la copia privata a 0,90. Scaricano sui soli consumatori italiani il legittimo compenso dovuto agli autori pur di non ridurre lievemente il loro margine di guadagno. Che altro dire?

Già, che altro dire? O meglio, da dove cominciare? Secondo Franceschini la multinazionale di Cupertino sarebbe disposta ad accollarsi costi maggiori all’estero perché ha preso particolarmente in ùggia i consumatori italiani. Che gli avremo mai fatto di male, agli eredi di Steve Jobs?

Non sarà che forse i prezzi in ogni paese riflettono tante cose, tasse e non solo, e di certo non solo la tassa sul cosiddetto equo compenso? Tanto per dirne una, e non farla troppo complicata al ministro con discorsi sull’anelasticità della domanda di alcuni beni, potremmo ricordare che l’Iva in Italia è al 22%, in Francia al 20%, in Germania al 19%.

@LaValleDelSiele

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