figli della lupa grande

Poteva mancare la rassegna dei Figli della Patria con la manica rimboccata nell’adempimento del dovere vaccinale? Non poteva. Già i padri, all’arrivo del presidio, avevano fatto la loro parte con l’esibizione via social del braccio offerto al pungiglione democratico che ci avrebbe resi tutti migliori: che era l’aggiornamento post-penitenziale della lagna da melodramma spaghettaro con cui la gente in vista - il giornalista combattente in zona rossa e l’impavida cronista da corsia, l’attoruzzo sussidiato e l’attricella resistente alle cene eleganti, il parlamentare analfabeta e la ministressa anco puro, la presentatrice introflessa in raccordo anulare e l’influencer di Carimate, insomma la meglio plebe del reality “prima viene la salute” - diffondeva la notizia capitale del proprio contagio, col telefonino a inquadrare i 38 della febbre ma per carità, c’è chi sta peggio, le bare sui camion a Bergamo, mammà che non ce l’ha fatta, il nonno a Natale senza i nipotini, e ora vi saluto tutti, vi amo tutti, è dura ma ce la faremo e torneremo ad abbracciarci perché l’amore del Dpcm e della Scienza trionferà sul virus che ci odia.

Il prosieguo era appunto il post della prima dose, il condividi del coraggioso gesto di comunione perché la libertà finisce dove comincia quella degli altri e anche Mattarella dice che è un dovere morale e poi non ci sono solo i diritti e la Costituzione anche lei dice che la solidarietà è importante. Dopo di che? Dopo di che è il turno della gioventù granitica, e via con le foto dei picciriddi coraggiosi, amori di papà che gliela fanno vedere ai cacadubbi e gli imparano che bisogna ascoltare gli scienziati, che sono laureati e c’è scritto pure sul giornale.


Questi poveretti (i padri, non i figli: ma è una colpa ulteriore, non un rilievo assolutorio) non hanno nemmeno il remoto sospetto che quella sceneggiata rappresenti una declinazione farsesca ma dopotutto sostanzialmente analoga rispetto a quella delle cartoline illustrate con i “Figli della lupa”. Ed è inutile precisare che questa specie di pedo-pornografia della resistenza al virus non si assolve nel fine buono di contenere l’infezione, giusto come il buon proposito politico non scrimina l’abuso del bambino chiamato a farne comizio, altro piatto tipico di certa gastronomia democratica.
Magari fossero presi dal dubbio che la foto del figlio che rammostra l’attestato di “coraggio” per aver fatto il vaccino possa assomigliare a quella dell’erede del nemico incaricato di spiegare che i vaccini sono acqua di fogna. Figurarsi.