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Nell’appassionata Direzione del PD, tenutasi ieri a Roma, un inaspettato convitato di pietra era presente, assieme alle varie anime in cui si divide il Partito Democratico. Dopo la mucca in corridoio, per citare Bersani, un altro corpulento animale ha invaso le stanze del PD: un elefante.

Nella sua relazione iniziale, il segretario Matteo Renzi ha citato un grafico di Branko Milanovic, economista della World Bank, del cui lavoro ci siamo occupati su Strade nella recente monografia dedicata al neo-protezionismo.

L’analisi di Renzi era probabilmente intenzionata a donare un quadro interpretativo coerente del presente momento storico-politico, con l’ascesa del populismo globale descritta come una reazione dialettica – quasi hegeleiana se non addirittura marxista – alla lunga fase della globalizzazione economica. Il grafico a elefante di Milanovic, che descrive la crescita globale per percentile di reddito globale, in questo caso, sarebbe la pisola fumante che permette di donare una – e una sola – causa al malessere della classe media globale, a sua disgrazia intrappolata dalla proboscide del pachiderma.

Nelle parole di Renzi, si notava quasi l’intenzione nascosta di addossare alla crescente inuguaglianza anche la ragione delle fortune del No al referendum. Un solo filo comune, dunque, legherebbe i voti della Brexit, di Trump, e - perché no - del No al referendum. L’analisi, è stata in qualche modo confermata dal maggiore critico del segretario, Pier Luigi Bersani, che si è spinto fino ad affermare che la destra che il PD si trova a fronteggiare sta dando riposte ad ansie di protezione di ampi strati della popolazione, impoverita dalla globalizzazione, pietrificata di fronte alla prospettiva di nuove perdite di reddito. Se il PD non riuscisse, secondo Bersani, a dare risposte adeguate, legate ai suoi valori, alle stesse domande, si troverebbe perciò a fronteggiare un’egemonia delle destre, tanto per restare nell'ambito del lessico familiare Gramscian-Marxista.

Non vi è peggior modo di progettare una piattaforma politico-economica di Governo di quello di affidarsi ad analisi e letture della realtà errate. Le letture mono-causali della realtà stanno affliggendo la politica italiana da più lustri. Il fenomeno è facilmente identificabile per lo squinternato fronte No Euro, di cui le destre - ma non solo - sono parte fondante, convinto che l’unica pestilenziale causa della mancanza di crescita sia la moneta unica europea. Il Partito Democratico, di par suo, è convinto che la classe media italiana soffra per gli effetti distruttivi della globalizzazione, assieme forse alla miopia della UE.

Mono-causalità fa però rima baciata con casualità. La nostra economia cresce a stento da decenni, la nostra produttività  stagna assieme all’innovazione da molto prima che cominciasse a succedere anche ai nostri partner occidentali sviluppati. Questo è il vero fatto rilevante, e riguarda l'Italia, non la globalizzazione. La nostra classe politica nel suo complesso è preoccupata da mega trend che nulla hanno a che fare con i problemi reali che l’Italia si trova a fronteggiare. Le formule politiche, le piattaforme programmatiche basate su un’analisi magica della situazione non possono che fallire nello stesso momento in cui sono concepite.

Oltre agli aspetti più politici, o politicisti, il vero sussulto di responsabilità della classe dirigente dovrebbe essere quello di evitare di cadere nella trappola retorica che i populisti stanno sapientemente piazzando: ridurre la complessità della realtà sociale ed economica in schemi talmente semplici da apparire irreali, oltre che a esserlo. Prendere atto della complessità e provare a spiegarla dovrebbe essere la maggiore preoccupazione di chi ha responsabilità di governo in un paese democratico: giocare con uno schema interpretativo altrui è la migliore garanzia di una sconfitta.