Nel casino di Natale sul decreto fiscale e l'articolo "salva-Berlusconi", il Buono è l'impianto generale della riforma, ed è quello che rischia di essere gettato via insieme all'acqua sporca. A farne un riassunto efficace è Dario Stevanato, e al suo articolo rimandiamo, limitandoci a considerare che un sistema di franchigie che evitino la rilevanza penale di reati fiscali al di sotto di determinate soglie, superando gli anni (inutili) del furore visco-tremontiano a valle dei quali tutto finisce in Procura resterebbe cosa buona e giusta. Di esempi ce ne sono a non finire.

Renzi

"La miriade di contestazioni interpretative, non di rado infondate e di carattere formale, che popolano le prassi accertative in tema di inerenza dei costi e più in genere sulla loro deducibilità (perdite su crediti, competenza temporale, aliquote di ammortamento e via discorrendo). Ed era ora che finalmente si chiarisse che queste contestazioni interpretative sulla deducibilità di costi realmente sostenuti non hanno rilevanza penale". E poi "Sono frequentissimi i casi in cui le imprese non riuscivano, spesso per carenza di liquidità o anche per irreversibili situazioni di insolvenza, a non versare tributi regolarmente dichiarati, e vista la rigidità dimostrata dalla Cassazione il reato rischiava di scattare in ogni caso, anche se in assenza di un vero e proprio dolo di evasione (si pensi all'ipotesi eclatante di soggetti che emettono fatture non pagate dai clienti, o che in situazioni di carenza di liquidità preferiscono pagare dipendenti e fornitori per non compromettere la continuità aziendale)". E l'elusione tributaria, che sarebbe da depenalizzare in quanto, correttamente, "non si può certo chiedere al contribuente di non indicare nella dichiarazione gli effetti fiscali delle operazioni realmente poste in essere, e non di quelle che avrebbero putacaso dovuto essere effettuate per conformarsi allo 'spirito delle leggi' tributarie". Per finire con i reati di infedele e di omessa dichiarazione: "si tratta di evasioni non connotate da alcun elemento frodatorio, le cui soglie erano state abbassate nel 2011, finendo così per far corrispondere a quasi ogni accertamento (anzi, ipotesi di accertamento) di maggiore imposte, una denuncia alla Procura della Repubblica".

Il Brutto, naturalmente, è l'articolo 19-bis del decreto, quello che impone una soglia di non punibilità (penale, non amministrativa) per tutti i reati dichiarativi quando l'importo non supera il 3 percento del reddito. La bruttezza c'è a prescindere da Berlusconi, e non è tanto la pretesa, secondo l'interpretazione più in voga, distinzione evasione fiscale sì – frode fiscale no, dal momento che anche la compilazione scorretta di una scheda carburante è a tutti gli effetti una frode fiscale. Il problema casomai è che una soglia di questo genere risulterebbe cattiva con i piccoli e troppo buona con i grandi: non sarebbero punibili frodi di grandi dimensioni, mentre nel caso di piccoli soggetti si andrebbe in procura per molto poco. Sarebbe più sensato combinare la soglia relativa con una assoluta: al di sotto di una certa percentuale di reddito, ma non oltre un certo valore assoluto. E si potrebbe immaginare una valore forfettario anche al di sotto di un certo reddito.

Il Cattivo, invece, è il "pasticcio", e attorno all'art. 19-bis del decreto di pasticci ce ne sono più d'uno. In primo luogo, l'aspetto meno appariscente ma che mostra più di ogni altra cosa il dilettantismo degli estensori: la franchigia del 3 percento si sovrappone, senza annullarle, alle altre franchigie introdotte addirittura da Visco per gli stessi reati. Immaginiamo il caos di interpretazioni contrapposte se la cosa fosse, per assurdo, andata in porto. Roba da veri "semplificatori". Poi c'è il pasticcio più appariscente, quello per il quale questa soglia rappresenterebbe un salvacondotto ad personam per Berlusconi, nonostante non sia ancora del tutto chiaro se la norma, come si dice in termini tecnici, "travolgerebbe il giudicato" oppure no.

Resta, per misurare le dimensioni del casino, verificare i tempi di approvazione della riforma, e vedremo alla fina cosa ne resterà. Se si rinuncerà alla correzione in corso d'opera ricominciando daccapo alla fine di febbraio (e anche qui sarebbe interessante capire le ragioni di una scelta simile) sarà probabilmente necessaria una proroga dei tempi della delega fiscale. Due mesi, se tutto andrà bene, buttati al vento, non si sa bene perché, né per colpa di chi. Dopo gli altri pasticci di fine anno, quelli su partite IVA e pubblico impiego escluso dal Jobs Act, era proprio quel che ci voleva.