homelessness grande

Il 26, 28 e 29 gennaio si è svolta, in 14 città metropolitane italiane, la Rilevazione sulle Persone Senza Dimora, iniziativa promossa dall'Istat e portata avanti dalla fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora). Questa grande mappatura sociale è stata capace di coinvolgere organizzazioni, realtà del terzo settore e un per certi versi sorprendente numero di cittadini volontari, tramite la campagna di reclutamento “Tutti Contano”, grazie anche alla collaborazione decisiva del Forum Terzo Settore.
Il progetto di censimento permetterà, entro fine 2026, di dare vita a un sistema informativo di monitoraggio continuo per i dimenticati invisibili senza un tetto sotto cui dormire, in cui dovrà entrare la politica, con le sue risorse da allocare e le sue scelte da compiere. L'operazione iniziale è stata quella di una ramificata e strutturata fotografia notturna complessiva, per raccogliere dati aggiornati e condivisi, punto di partenza, appunto, per la generazione di politiche pubbliche adeguate.
La risposta, dicevamo, è stata importante: otre seimila persone – mille solo a Roma – hanno scelto di partecipare alla campagna in maniera volontaria, dando prova di un grande esercizio di attivismo di prossimità, che continua a combattere, sotto altre vesti, contro la persistenza del calo di partecipazione pubblico-politica. Il 28 e il 29 gennaio il rilevamento si è spostato dall'analisi quantitativa a quella qualitativa, nello svolgimento di una serie di interviste frontali necessarie al fine di conoscere più da vicino i senza tetto, la loro emarginazione, le problematiche di povertà estrema che ne caratterizzano la quotidianità.
Soltanto nel 2025, sappiamo che le persone senza dimora decedute sono state ben 414. Gli ultimi dati sistematizzati disponibili risalgono al 2021, quando l'Istat indicava in 96.000 le persone iscritte all'anagrafe come senza tetto o senza fissa dimora, la maggior parte delle quali concentrate nei grandi centri urbani, più di 22.000 nella sola Roma.
Questo motore di attivismo pubblico, nel binomio tra istituzioni per la parte della ricerca e terzo settore nel segmento volontaristico, si è rivelato e rivelerà una efficace spinta di operosità utile anche per chi fa politica, ricordando che politica si fa tendenzialmente per chi sta peggio – questo a prescindere dalle radici culturali e dai principi ideali, da cui si muove la propria azione.
La politica "di marciapiede" di pannelliana memoria è stata infatti negli anni troppo spesso accantonata, in una distanza che manifesta tutta l'incapacità di parlare a determinate persone e perfino di vederle e riconoscerne i bisogni. Eppure si tratta delle persone che dovrebbero costituire l’interlocutore privilegiato, per affrontare insieme le questioni "prime" e "minime" e perciò più rilevanti, con in testa il dramma della povertà assoluta.
Proprio chi ritiene che l’astensionismo e il crollo della partecipazione politica e civile sia un fenomeno nefasto per la tenuta democratica di un Paese non può ignorare fenomeni di esclusione sociale talmente radicale da non essere in grado neppure di esprimere una domanda politica, malgrado questa abbia a che fare con urgenze pratiche e tangibili di sopravvivenza.
La politica è perciò importante, perché può scegliere, determinare e realizzare e prima ancora riconoscere e dare visibilità a un sommerso sociale di persone alla deriva, che si sentono rifiutate e rassegnate a non esistere agli occhi degli altri e che dovrebbero rappresentare un monito per quanti – a partire dai politici - non possono far finta di non vedere.