La logica della pace con la Russia
Istituzioni ed economia

La "pace" con la Russia è un questione di mera tautologia: le guerre immotivate di aggressione della Russia all’Ucraina, all’Europa e all’occidente (queste ultime due in forme ibride) cesseranno solo e non appena la Russia smetterà di aggredire l’Ucraina, l’Europa e l’occidente.
Fino ad allora non ci sarà alcuna possibilità di "pace" e il nostro unico problema sarà difendere efficacemente i nostri paesi, le nostre libertà e il nostro stile di vita, possibilmente senza entrare in un conflitto aperto e diretto con gli aggressori.
L'unica strategia possibile funzionale a questo obiettivo sembra essere quella di imbastire una deterrenza militare e politica credibile. Militare: mezzi uomini e risorse sufficienti a far comprendere alla Russia che qualsiasi attacco ulteriore non avrebbe alcuna possibilità di successo. Politica: dimostrare unità e risolutezza politica nell'attuare questa deterrenza e nel sostenere l'Ucraina a tempo indeterminato.
L'UE con un Pil 10 volte più grande di quello della Russia potrebbe dimostrare con facilità e anche con semplici iniziative fiscali comuni, di poter finanziare il conflitto e il confronto per i decenni a venire, segnalando politicamente alla Russia che "non c'è confronto".
Le "paci" consistenti in appeasement diplomatici, dati da riconoscimenti formali delle rivendicazioni e conquiste territoriali russe, non reggono in prima battuta sul piano logico: in qualsiasi formula rappresentano un premio all'aggressione della Russia all'Ucraina e un precedente fattuale a prova della disponibilità internazionale a riconoscere eventuali altri "premi" territoriali, col rischio quindi di funzionare da incentivo a ulteriori iniziative di aggressione, all'Ucraina o ad altri Paesi, e di aumentare le possibilità di escalation, invece di creare le condizioni per una vera e definitiva pacificazione.






