Giugurta 1 grande

La storia delle civiltà è un ciclo incessante di scelte tra l’onore del principio e la convenienza del momento. L’atto di sacrificare l’indipendenza di un popolo amico sull’altare della pace interna, per quanto moralmente abietto, è una tentazione che seduce i leader di ogni epoca. Il precedente più eloquente, e perversamente attuale, risale alla fase di decadenza morale della Repubblica Romana.

Nel 112 a.C., il console Lucio Calpurnio Bestia venne inviato in Nord Africa per un’impresa che avrebbe dovuto fermare l’usurpatore numida Giugurta e riaffermare la grandezza di Roma. Giugurta non era solo un ribelle; era un aggressore che aveva violato i patti con Roma, massacrando i cittadini romani a Cirta e assediando un regno alleato. L’aspettativa era la guerra, ma Bestia, il cui nome passò alla storia come sinonimo di corruzione, tornò a Roma con una tregua, una finta pace.

Lo storico Sallustio descrisse il meccanismo del baratto cinico: Giugurta aveva letteralmente acquistato il consenso di Bestia e di influenti senatori con un fiume d’oro. Bestia tornò dall’Algeria non come conquistatore, ma come pacificatore, incassando l’acclamazione popolare per aver evitato una guerra lunga, costosa e impopolare. Il suo guadagno politico fu la popolarità immediata e la stabilità della sua fazione, ma il prezzo fu inestimabile: l’onore della Repubblica e l’indipendenza di un intero popolo vennero svenduti sull’altare della più bieca convenienza politica.

Questa logica della pace a buon mercato, dove l'interesse privato e l’opportunismo politico schiacciano la giustizia, trova una risonanza grottesca e amplificata nella figura di Donald Trump, che ha trasformato questa condotta in una vera e propria dottrina: ogni alleanza, ogni impegno globale ereditato, è un fardello da rinegoziare o abbandonare se non produce un vantaggio immediato e quantificabile per la politica americana e per le sue tasche. Le sue autocelebrazioni sull’aver “risolto sette guerre” nel primo anno di presidenza o aver concluso deal spettacolari non sono un resoconto storico, ma vittorie oratorie vendute al suo pubblico, la versione mediatica e amplificata del trucco di Bestia.

Trump si pone oggi come il maestro immorale di questa arte, elevando il disimpegno e la transazione a strumenti primari per la massimizzazione del consenso elettorale, fornendo un manuale pratico a quelle correnti politiche occidentali, sovraniste e qualunquiste, che puntano sul consenso immediato, non obbediscono ad alcuna bussola morale e politica, e puntano solo alla massimizzazione del consenso in nome dell’opportunismo e dell’occasione.

Ed è proprio in questa scuola di pensiero che le posizioni di forze politiche come la Lega e il Movimento 5 Stelle trovano il loro contesto storico-morale nel conflitto ucraino. Pur muovendosi con distinte matrici ideologiche, i loro obiettivi strategici convergono in una forma di neo-cinismo transazionale che li allinea ai metodi di Bestia e ne fa le perfette Quinte Colonne di Trump e Putin. L’insistenza nel denunciare il riarmo, nel promuovere una “pace” immediata e nel richiamare l’attenzione sui sacrifici economici rappresentano l’esca, il moderno equivalente funzionale dell’oro di Giugurta.

È, in sostanza, la merce politica con cui si intende barattare l'indipendenza dell’Ucraina in cambio di un vantaggio interno immediato. Il calcolo è palese: intercettare il vasto bacino di elettori logorati dalla guerra e desiderosi di sollievo economico, posizionandosi come gli unici campioni del cittadino afflitto da questi oneri. La richiesta di una pace immediata e a ogni costo, unita alla pressione per un cambio di rotta nel sostegno militare, è dunque la strategia politica per eccellenza per alleggerire l’impopolarità derivante dai costi del conflitto, sacrificando la sovranità di Kyiv per ottenere un incremento del consenso.

La storia, tuttavia, è spietata nel giudicare chi scambia la strategia con la convenienza. La falsa pace di Bestia non risolse i problemi di Roma in Nord Africa; al contrario, espose la corruzione del Senato, prolungò il conflitto numida e, in ultima analisi, accelerò la crisi finale della Repubblica stessa. Analogamente, la scelta di questi partiti di privilegiare l’opportunismo politico e l’asservimento politico-culturale a Trump e al Cremlino sull’impegno strategico, non porterà una pace duratura. Porterà alla legittimazione dell’aggressione di una potenza neo-sovietica e neo-imperiale e garantirà che il costo, in termini di sicurezza e stabilità europea, ricada sull’Europa in modo molto più oneroso e inevitabile di quanto sia oggi.

La storia ci insegna in modo inequivocabile che quando la politica si riduce a cinismo e baratto, i Bestia incassano i voti e le lodi effimere, ma è la politica intera a pagarne il prezzo, spesso con il sangue e il declino della propria influenza.