Radicali che espellono radicali. La resa dei conti in Più Europa raccontata dall’AI
Istituzioni ed economia

Ho chiesto alla AI – per comodità, per risparmiarmi la fatica e la pena di scriverne direttamente – una sintesi dell’ennesima querelle sul tesseramento nel partito di Più Europa, che ha portato martedì scorso alla sospensione dalle cariche statutarie, quindi di fatto all’espulsione politica, dei principali dirigenti della più numerosa minoranza interna.
A seguire trovate l’inquadramento del caso “incriminato”, il resoconto dell’Assemblea che ha portato a quella decisione, con la sintesi degli interventi degli “incriminati” e dei loro accusatori e una morale politica della vicenda. Tutte cose, ripeto, prodotte dall’AI.
Per parte mia, una premessa personale. Sono in conflitto di interesse, per essere stato tra i fondatori di quel partito e, per il primo periodo, tra i suoi dirigenti, quindi il mio giudizio non è imparziale.
Ciò detto, penso che il fatto che una organizzazione politica di derivazione radicale sia diventata, praticamente dall’inizio, un simulacro di purezza politica e un esperimento di miserabile corruzione micro-partitocratica – con tessere comprate a mucchi da capitani di ventura e trafficanti di anime morte e congressi regolati con il reclutamento coatto di familiari e famigli da parte di dirigenti di alto e basso rango – non rappresenti solo uno spettacolare fallimento e una pesantissima responsabilità dei radicali che si sono imbarcati in questa avventura, nessuno dei quali – che sia oggi vincente o perdente, epuratore o epurato – può vantare alibi o estraneità rispetto a quello che è accaduto e che ha fatto in modo o accettato che accadesse, a partire ovviamente da Emma Bonino.
Tutto ciò segna però anche un fallimento storico della “teoria del partito” dei radicali, che usciti dall’involucro libertario e carismatico della leadership pannelliana e messi alla prova di un partito normalmente democratico non avevano evidentemente né in mano, né in testa un modello alternativo, né la voglia di dedicarvicisi e hanno scelto di adottare direttamente il modello che avevano per settant’anni combattuto e a cui addebitavano (a ragione) la degenerazione morale e istituzionale della democrazia italiana.
Così si è finiti ai dirigenti che si espellono gli uni con gli altri e alla moralità disciplinare del partito affidata allo scrutinio di ghenghe paesane, come quella dell’attuale super-capobastone politico della maggioranza interna, il vicesegretario Rosario Mariniello, un personaggio così assurdo e picaresco da rappresentare pure l’unico motivo di allegria in mezzo a tanta tristezza e meritevole – se l’è guadagnato sul campo – di essere l’ultimo a rimanere e, alla fine, a spegnere la luce e chiudere la porta.
E adesso, parola all’AI.
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L’ultimo Congresso di più Europa e il “caso” dell’espulsione della minoranza
Nel giro di pochi mesi, il partito +Europa è stato investito dall’ennesima tempesta sul tesseramento, questa volta con uno strascico disciplinare senza precedenti nella sua breve storia.
Tutto parte dal congresso di febbraio 2025, quando esplode il caso delle iscrizioni “di Capodanno” in Campania: tra Santo Stefano e il 31 dicembre vengono registrati circa 1.900 nuovi iscritti, concentrati soprattutto nei comuni di Giugliano e Afragola. In un partito che contava poco più di 4.000 tesserati, l’impennata è enorme e risulta decisiva per la composizione dei 300 delegati congressuali.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, quella “cordata campana” guidata da Rosario Mariniello porta al congresso 61 delegati, determinanti sia per la riconferma di Riccardo Magi alla segreteria sia per gli equilibri negli organi interni.
Durante il congresso Benedetto Della Vedova e Marco Taradash denunciano pubblicamente la situazione, chiedendo verifiche del collegio dei garanti. La dirigenza replica rivendicando la regolarità formale del tesseramento e, nel contempo, modifica lo statuto allungando da due a tre anni la durata tra un congresso e l’altro e abbassando da due terzi alla maggioranza assoluta la soglia per alcune decisioni chiave.
Nei mesi successivi, di fronte al protrarsi delle polemiche sul tesseramento campano e alla pressione dell’ala critica, gli organi di garanzia del partito aprono un’istruttoria interna su un caso specifico di iscrizione ritenuta irregolare e sulla catena di responsabilità politica e organizzativa. L’istruttoria si chiude con la sospensione dagli organi statutari di un gruppo di dirigenti coinvolti nella gestione del tesseramento, cui viene addebitata una responsabilità collettiva per non aver impedito – o per aver avallato – quella iscrizione fuori dalle regole.
Il risultato è un partito ancora più lacerato: da un lato la leadership che rivendica di aver “messo ordine” con sanzioni esemplari, dall’altro una parte della base che vede nel caso campano e nel provvedimento disciplinare la conferma di una degenerazione partitocratica e di una trasparenza solo proclamata.
Il resoconto dell’ultima Assemblea, che ha ratificato la decisione adottata dal Collegio di Garanzia di sospendere sette dirigenti dagli organi statutari in cui erano stati eletti dal Congresso.
1. Valerio Federico – Appellante.
Si difende a lungo, spiegando che la vicenda nasce nel contesto di un congresso segnato da una "corsa alle tessere" anomala (1900 iscrizioni in pochi giorni), di cui aveva chiesto invano la verifica. Sostiene che la ragazza inserita in lista si era iscritta autonomamente con carta di credito ed email personale, e che quindi l'idea di un'iscrizione "inconsapevole" è poco credibile. Accusa il segretario Magi e la tesoriera Taibi di aver inizialmente chiesto l'eliminazione dell'intera lista Millennium per stravolgere gli equilibri dell'assemblea. Ritiene la sanzione un pretesto per colpire politicamente la minoranza e impedirle di criticare la linea del partito. Conclude chiedendo all'assemblea di votare per il buon senso e la giustizia.
2. Serafina Funaro – Appellante.
Concentra il suo intervento su una dettagliata critica giuridica della decisione del collegio di garanzia. Sostiene che la sanzione è "manifestamente illogica, illegittima, ingiusta, erronea, infondata, contraddittoria e sproporzionata". Spiega che il collegio ha escluso il dolo e la malafede, ma ha poi "inventato" una responsabilità oggettiva in capo ai capilista, figura che – a suo dire – nel regolamento congressuale ha solo una funzione di rappresentanza politica, non di controllo formale sulle iscrizioni. Critica il "non potevano non sapere" come criterio sanzionatorio, inaccettabile in un sistema giuridico. Invita l'assemblea a votare per un'idea di giustizia e per ristabilire lo stato di diritto interno.
3. Angelo Cenicola – Appellante.
Rinuncia a intervenire verbalmente, ma si fa vedere in video con un cartello di protesta, un gesto che suscita commenti ironici da parte di alcuni presenti.
4. Francesca Palma – Favorevole alla decisione del collegio di garanzia.
Sostiene che il sistema disciplinare del partito non sia un tribunale penale e non debba rispondere alle sue logiche stringenti. Il collegio di garanzia, secondo lei, ha il dovere di interpretare i fatti e sanzionare comportamenti lesivi dei valori del partito, anche se non esplicitamente previsti. Difende l'operato del collegio e contesta le accuse di mancati controlli, precisando che le verifiche contestate riguardavano le iscrizioni del 2025 (per la conferma in assemblea), non quelle del congresso 2024. Elenca una serie di comportamenti successivi degli appellanti (diffusione di registrazioni riservate, dichiarazioni pubbliche non autorizzate) che dimostrerebbero scarso rispetto per il partito. Conclude che la sanzione (sospensione con conseguente decadenza dalle cariche) non è un'espulsione, ma una necessaria tutela dell'onorabilità del partito.
5. Benedetto della Vedova – Favorevole agli appellanti.
Interviene con un tono appassionato e critico. Definisce la sanzione un'"espulsione di fatto" e un gravissimo errore politico. Racconta di aver tentato di dissuadere il segretario Magi dall'intraprendere questa strada, memore delle polemiche sul tesseramento congressuale. Sostiene che la maggioranza sta espellendo i dirigenti della lista di minoranza, un atto senza precedenti nella storia di +Europa. Pur riconoscendo la gravità dell'iscrizione inconsapevole, insiste sul fatto che la responsabilità politica è di chi ha proposto il nome (Gennaro Migliore, esponente di un altro partito) e non dei capilista in buona fede. Avverte che questa decisione segnerà un "cambio di pelle" definitivo e negativo per il partito, aprendo uno scontro pubblico e dannoso. Lancia un accorato appello a votare per i ricorsi per salvare il clima democratico interno.
6. Tommaso Rotella – Favorevole agli appellanti.
Approfondisce le critiche di illegittimità giuridica. Sostiene che la sanzione è una "follia assoluta" perché fa decadere dalle cariche in base a una sospensione cautelare, non a una sentenza definitiva. Spiega che la figura del "capolista" nella tradizione politica italiana è un rappresentante politico, non un garante amministrativo, e che è assurdo attribuirgli la responsabilità di verifiche che spettano agli organi del partito (tesoreria, collegio di garanzia). Invita a votare per riabilitare persone che hanno dato un contributo politico e per difendere un'idea di partito in cui il dissenso e il confronto siano tutelati, non sanzionati.
7. Francesco Talarico – Favorevole agli appellanti.
Interviene con tono fortemente polemico. Paragona i metodi del partito a quelli di un regime, "peggiori di Orban". Critica l'ipocrisia di chi parla di onorabilità mentre il partito è segnato da fatti gravi come le 150 iscrizioni annullate per irregolarità. Secondo lui, l'unico scopo della sanzione è "eliminare la minoranza, trattarla da dissidenti" per risolvere problemi politici con un cavillo burocratico. Prevede che questa scelta porterà il partito all'autodistruzione attraverso lotte intestine. Chiede un "sussulto di saggezza e di giustizia".
8. Matteo Hallesey – Favorevole agli appellanti.
Racconta di come questa vicenda abbia bloccato per mesi il dibattito politico nel partito. Sospetta che la sanzione sia diventata uno strumento per una "resa dei conti interna", citando il fatto che alcuni avevano provato a "mettere all'asta" il voto sui ricorsi in cambio della sua sfiducia. Ritiene che, se si voleva individuare una responsabilità, essa andasse attribuita al presentatore della lista e a quello della mozione di sfiducia, non a sei persone scelte in modo arbitrario. Sottolinea il danno di immagine e il rischio di ricorsi legali. Conclude ricordando che la tradizione radical-liberale è sempre stata quella del confronto anche aspro ma dentro le regole, senza espulsioni di comodo.
9. Arcangelo Macedonio – Favorevole alla decisione del collegio.
Reagisce agli interventi precedenti criticando chi, dopo mesi di assenza, interviene solo ora. Difende con forza il lavoro del collegio di garanzia e la necessità di far rispettare le regole. Sottolinea la gravità del fatto: una persona ha denunciato di essere stata iscritta e candidata a sua insaputa, fino a presentare un esposto in procura. Accusa l'opposizione (in particolare la lista Millennium) di aver creato solo disturbo e di non aver contribuito alla crescita del partito, citando anche presenze in organi di partiti concorrenti. Invita tutti a lavorare insieme per il rilancio, ma solo nel rispetto delle regole.
10. Marco Taradash – Favorevole agli appellanti.
Afferma che, una volta concluso il congresso, il corpo elettorale è da considerarsi validato e non si possono riesaminare le iscrizioni a posteriori. Ritiene che l'errore sia stato commesso in buona fede, poiché nessuno avrebbe inserito volutamente una persona "taroccata" potendo scegliere altri nomi. Critica aspramente la deriva del partito, definito "giacobino" e "stupido", dove si complotta per eliminare il presidente dell'assemblea e si discute di espulsioni invece che di politica. Si dice amareggiato e invita a un gesto di pacificazione: "nessun rancore, da oggi si riparte".
11. Annalisa Nalin – Favorevole agli appellanti.
Interviene con veemenza, dichiarandosi "oscurata" dal partito per le sue posizioni. Si chiede "cosa siamo diventati" e accusa il partito di usare due pesi e due misure: si sanzionano sei persone per un'iscrizione dubbia, ma non si è voluto indagare sulle migliaia di iscrizioni anomale del congresso. Denuncia una "pulizia politica, etnica" contro la minoranza e un clima da "caporali", non da liberali. Conclude dicendo che in questo modo il partito si autodistrugge e che forse c'è più democrazia in altri partiti da loro criticati.
12. Pietro Borsari – Favorevole agli appellanti.
Definisce l'assemblea un appuntamento "triste", sintomo dell'immobilismo e dell'incapacità di dialogo del partito. Critica il fatto che una questione di principio sia stata oggetto di "mercanteggiamenti" (riferimento ai tentativi di accordo sulla sfiducia). Si dice dispiaciuto di dover discutere di questo invece che di politiche per il paese, e teme che la votazione porterà a una lacerazione profonda.
13. Carla Taibi – Favorevole alla decisione del collegio (Tesoriera).
Reagisce alle critiche sul tesseramento, fornendo dati: le iscrizioni campane al congresso precedente erano state più numerose, e molte provenivano proprio dalla lista Millennium. Smentisce categoricamente che ci siano state "telefonate a tappeto" per influenzare i voti. Ribadisce la gravità del fatto: una persona ha dovuto fare un esposto ai carabinieri. Afferma di aver verificato personalmente tutte le iscrizioni problematiche. Chiude dicendo che sarebbe stato "ulteriormente grave" non attribuire la giusta importanza a un episodio che ha coinvolto la magistratura.
14. Giulia Casalino – Favorevole agli appellanti.
Esprime profonda delusione. Si aspettava un partito dove si discute di politica "ci si manda a cagare e poi si va a bere uno spritz", non dove si passano le assemblee a decidere espulsioni. Si dice "vergognarsi" di dire di far parte dell'assemblea di +Europa e chiede di tornare finalmente a parlare di contenuti.
15. Ennio Ferlito – Favorevole alla decisione del collegio.
Si dichiara "confuso" dagli interventi che difendono gli appellanti. Ricorda che in un partito "normale", molti di loro sarebbero già stati espulsi da tempo per comportamenti passati, come l'appello del 2022 in cui alcuni dirigenti si dissociavano dal partito a pochi giorni dalle elezioni. Paragona la situazione a quella di Al Capone, beccato per evasione fiscale: l'iscrizione inconsapevole è l'occasione per sanzionare una condotta politica complessivamente dannosa. Invita a votare contro i ricorsi e finalmente a parlare di politica costruttiva.
16. Alfonso Maria Gallo – Favorevole agli appellanti.
Pur riconoscendo la gravità del fatto, non riesce a vedere la responsabilità dei capilista. Fa notare che il collegio stesso ha parlato di assenza di dolo e malafede. Invita a non votare sulla base delle simpatie politiche o dell'"interesse" che si ritiene gli appellanti abbiano per il partito, ma sulla base dei fatti e delle responsabilità effettive. Critica anche lui il fatto che si sia parlato di trame e accordi sottobanco di cui molti non erano a conoscenza.
17. Davide Bacarella – Favorevole agli appellanti (tranne che per Andrea Micarelli, il presentatore della mozione di sfiducia).
Analizza la vicenda con un approccio giuridico: ritiene che gli unici responsabili siano il presentatore della lista (che si è auto-sanzionato) e il presentatore della mozione di sfiducia (Micarelli). Trova invece incomprensibile la responsabilità dei capilista. Denuncia però il "sovraccarico" di motivazioni politiche nella discussione, usate per giustificare una sanzione che rischia di apparire come ritorsione. Rivela di aver personalmente tentato una mediazione per un accordo che evitasse lo scontro (ritiro dei ricorsi giudiziari in cambio di una soluzione politica), ma senza successo. Invita l'assemblea a votare con coscienza, non per ordine di corrente.
18. Palmira Mancuso – Favorevole alla decisione del collegio.
Critica chi vuole "riaprire il vaso di Pandora" del tesseramento congressuale. Sostiene che il fatto specifico (l'iscrizione inconsapevole del 2025 e la firma di una mozione di sfiducia) sia di per sé gravissimo e giustifichi pienamente la sanzione. Secondo lei, gli appellanti dopo la sanzione hanno continuato a comportarsi in modo sprezzante delle regole. Conclude dicendo che la decadenza dalle cariche non impedisce loro di fare politica, ma solo di farlo negli organi dirigenti, e che è ora di chiudere la vicenda.
19. Roberto Ricciuti – Favorevole agli appellanti.
Interviene brevemente per chiedere formalmente che, al termine di ogni votazione, vengano resi noti immediatamente i risultati, per garantire trasparenza e prevenire contestazioni o ricorsi futuri. Sottolinea l'importanza della correttezza procedurale.
20. Bruno Gambardella – Favorevole agli appellanti.
Condivide l'analisi di Bacarella. Critica lo statuto lacunoso e la mancanza di una commissione statuto che lo riveda. Chiede che il voto avvenga con telecamera obbligatoriamente accesa e che i subentri dei decaduti avvengano in tempo per la prossima assemblea politica. Propone maggiore trasparenza (pubblicazione dei dati degli iscritti per comune) per tagliare corto su ogni polemica. Invita inoltre a non minacciarsi reciprocamente con querele.
21. Flavio Martino – Favorevole agli appellanti.
Dichiara di voler "riaffermare il primato della politica". Cita Voltaire ("non condivido nulla di quello che dici, ma sono disposto a battermi perché tu lo possa dire") come principio identitario del partito. Trova la sanzione un controsenso in una forza liberale. Valuta politicamente nullo il "tesoretto" delle 1900 iscrizioni campane, dato che il partito non si è poi presentato alle regionali. Voterà per la permanenza degli appellanti.
22. Antonella Soldo – Favorevole alla decisione del collegio.
Trova "strano" che un organo politico (l'assemblea) discuta della decisione di un organo di garanzia, quasi fosse un'appello. Tuttavia, ritiene il fatto così grave (sostituzione di persona, esposto in procura) da giustificare la sanzione. Lancia una proposta costruttiva: invece di litigare, si cambi lo statuto per "blindarlo" e impedire in futuro abusi come l'iscrizione di persone inconsapevoli da parte di sindaci o esponenti di altri partiti.
23. Riccardo Magi – Favorevole alla decisione del collegio (Segretario).
Interviene in chiusura degli interventi. Respinge le accuse di "telefonate a tappeto" per influenzare i voti, spiegando che le chiamate erano il sollecito di routine per il rinnovo delle iscrizioni dei membri d'assemblea. Racconta nel dettaglio la scoperta del caso: la persona contattata non sapeva nulla di +Europa, pensava di essersi iscritta a un'associazione giovanile, e ha poi sporto denuncia. Difende il lavoro degli organi del partito e contesta le strumentalizzazioni. Reagisce a tono a un attacco personale di Taradash. Conclude invitando l'assemblea a fare il proprio dovere.
24. Andrea Micarelli – Appellante.
Tenta di intervenire a votazione ormai conclusa, lamentandosi di essere stato silenziato. In un breve frammento udibile, critica il clima censorio e "illiberale" del partito, paragonandolo a metodi repressivi.
Altri intervenuti brevemente o in chat:
Gianmarco Lù – Ha ripetutamente e formalmente chiesto di presentare una mozione d'ordine per far comunicare i risultati di ogni singola votazione appena terminata, al fine di garantire trasparenza e validità procedurale.
Annalisa Piro – Ha protestato vivacemente per le modalità di voto confuse e per il fatto che alcuni abbiano potuto votare ex post per votazioni precedenti, chiedendo regole chiare.
Martina Mariniello – Ha avuto problemi tecnici ricorrenti (microfono e video) e ha comunicato il suo voto prevalentemente via chat, causando polemiche sulla validità.
Rosario Schiano – Ha corretto il proprio voto dalla prima votazione (da favorevole a contrario), spiegando di aver sbagliato per distrazione.
Nota finale:
La discussione è stata estremamente lunga, caotica e conflittuale. Oltre agli argomenti di merito, sono emerse accuse personali, polemiche sulle modalità di voto (telecamere spente, problemi di connessione, voti via chat) e un clima generale di forte tensione, culminato in un'accesa lite tra alcuni partecipanti dopo la fine delle votazioni.
Il giudizio politico su quanto è accaduto
Dopo aver analizzato questa lunghissima trascrizione dell'assemblea di +Europa, il mio giudizio è estremamente negativo, e si concentra su tre livelli: la sostanza politica, la forma democratica e la credibilità futura del partito.
1. Sostanza politica – Un'occasione tragicamente persa
L'assemblea è stata convocata per un unico punto: decidere se espellere dalla dirigenza sei membri della principale lista di opposizione interna. Per ore, invece di discutere di Europa, riforme, strategia elettorale o proposte per il paese, si è discusso di una burocratica e opaca vicenda di un'iscrizione "inconsapevole".
Il pretesto è sproporzionato: anche ammettendo l'errore (inserire in lista una persona che poi dichiara di non essere stata consapevole), la sanzione – la decadenza da tutti gli organi dirigenti – è percepita, a ragione, come un'espulsione politica camuffata. L'argomentazione giuridica (la responsabilità dei "capilista") appare debole e costruita ad hoc, come hanno ben spiegato molti interventi.
La vera posta in gioco è il controllo del partito: è evidente che la maggioranza del segretario Magi ha usato questo pretesto amministrativo per neutralizzare la minoranza critica (la lista Millennium). Questo è confermato dal fatto che inizialmente si chiedeva l'eliminazione dell'intera lista. È la classica pulizia interna, non una questione di etica o regole.
2. Forma democratica – Uno spettacolo desolante
La gestione dell'assemblea è stata un fallimento totale della democrazia interna.
Censura e caos: I continui tentativi di silenziare gli oratori scomodi (Benedetto della Vedova, Annalisa Nalin, Andrea Micarelli), le urla, le interruzioni, il disprezzo per le regole di dialogo, ricordano le peggiori assemblee condominiali, non un partito che si richiama al liberalismo e al garantismo.
Votazione surreale: La procedura di voto è stata kafkiana. Telecamere che non funzionano, voti urlati, dichiarati in chat, corretti a posteriori, proteste continue. Ha gettato un'ombra di illegittimità sul risultato finale stesso. Non è stata una votazione, è stato un parapiglia.
Degrado finale: L'epilogo con la denuncia di un'aggressione fisica e verbale (Macedonio su Masini) è la fotografia perfetta della deriva: la politica si è trasformata in rissa personale.
3. Credibilità Futura – Un partito che si suicida
Questo evento non è un incidente di percorso, ma il sintomo di una malattia terminale.
Perdita di identità: +Europa nasce da una tradizione radicale e liberale il cui dogma era la tutela delle minoranze, il dissenso e la libertà di parola. Qui si è fatto esattamente l'opposto: la maggioranza ha schiacciato la minoranza con un cavillo. Hanno tradito il loro DNA.
Danno d'immagine irreparabile: qualsiasi elettore o simpatizzante che avesse visto anche solo 10 minuti di quell'assemblea se ne sarebbe andato inorridito. Si sono presentati come ipocriti, litigiosi e autoreferenziali. Come possono criticare l'illegalità o l'illiberalismo altrui dopo questo spettacolo?
Giudizio Finale
Questa assemblea non è stata un dibattito politico. È stato il funerale della credibilità di +Europa come forza liberal-democratica. Hanno dimostrato di essere esattamente come i partiti che criticano: assetati di potere interno, pronti a usare procedure per eliminare gli avversari, incapaci di un confronto alto. Hanno scelto la pulizia interna invece che il confronto politico. Hanno preferito essere pochi e puri (o, meglio, obbedienti) piuttosto che essere un campo largo di idee liberali in competizione. È la scelta di un gruppo che rinuncia a essere rilevante per mantenere il controllo di un piccolo feudo. Un'autentica tragedia della stupidità politica, che lascia un vuoto nel già desolato panorama della centro-sinistra liberal italiano.






