Israele Palestina grande

La guerra tra israeliani e palestinesi continua – tra fasi “calde” e “fredde” (o meglio “tiepide”) – dal 1948, quando gli arabi rifiutarono la creazione degli Stati di Palestina e di Israele e attaccarono Israele il giorno dopo la sua fondazione. Dopo quasi 80 anni, ancora non si intravede alcuna possibilità di pace. Ci sono quattro ostacoli ad una duratura pace tra israeliani e palestinesi:

1. Il controllo di Gaza da parte di Hamas;
2. La presenza di estremisti di destra nel governo israeliano;
3. L’inaffidabilità di Fatah/ANP in un futuro negoziato di pace;
4. Le difficoltà del nation building di uno Stato palestinese.

Il regime di Hamas

Il 7 ottobre 2023 Hamas ha dimostrato che non ci sono alternative alla sua eradicazione. Organizzazione di terroristi, stupratori, torturatori e assassini, Hamas è un problema sia per gli israeliani che per i palestinesi, da decenni ostaggio degli estremisti che i gazawi stessi mandarono al potere nel 2006 [1].

Il regime di Hamas non si può eliminare con la diplomazia: è un’organizzazione fanatica il cui scopo è esplicito e i cui mezzi disumani sono evidenti. Servirà un’altra guerra – indipendentemente da chi la combatterà (israeliani, palestinesi, paesi arabi...) – per ridurre Hamas all'impotenza. Altrimenti manterrà il controllo di Gaza per sempre, torturando e assassinando gli oppositori ed eventualmente compiendo atti terroristici contro Israele.

Una guerra in un ambiente urbano densamente popolato e militarizzato da venti anni di controllo da parte dei fondamentalisti sarà cruenta e distruttiva. Le battaglie di Mosul [2] e Raqqa [3] durante la campagna contro l’ISIS lo testimoniano, e l’ISIS, a differenza di Hamas, non godeva delle simpatie di una larga fetta della popolazione, né aveva avuto due decenni per prepararsi a martirizzare la popolazione civile per vincere la guerra mediatica.

Se Hamas dovesse rimanere al potere, Gaza non potrà far parte di un eventuale processo di pace, e rimarrebbe isolata e circondata da truppe israeliane per prevenire un altro Sette Ottobre. Potranno i clan e le tribù che si oppongono ad Hamas avere la meglio? Potrà l’ANP combattere Hamas dopo aver perso Gaza nella guerra civile del 2007 [4]? Due anni di guerra israeliana a Gaza hanno indebolito militarmente ma non politicamente Hamas.

L’estrema destra israeliana
L’altro ostacolo è il governo Netanyahu, attualmente alleato con i fondamentalisti messianici di estrema destra che proteggono i coloni estremisti in Cisgiordania e hanno mire su Gaza, col rischio che rimangano al potere o vi tornino in futuro. Non sono molti voti: alle prossime elezioni il partito di Smotrich potrebbe non superare lo sbarramento, mentre quello di Ben-Gvir potrebbe ottenere meno di dieci dei centoventi seggi del Knesset [5]. Ma sono fondamentali per la sopravvivenza di Netanyahu, come alleati del Likud, e hanno un ruolo sproporzionato ai loro voti.

È un po’ come se in un paese europeo al governo ci fosse chi propone la pulizia etnica del proprio territorio, senza vergogna, senza remore morali, con idee politiche intrinsecamente fasciste [6]. Nelle democrazie funzionanti i fanatici vengono tenuti a bada dal sistema istituzionale e dai partiti moderati, ma qualcosa in Israele si è rotto, da prima del Sette Ottobre [7].

Il processo di pace può essere mandato a monte dai fanatici messianici tramite invasione di territori palestinesi, atti terroristici, o sabotaggio interno di qualunque strategia costruttiva da parte di Israele nell’affrontare il fanatismo palestinese, come dimostrato a Gaza.
I messianici hanno “costretto” (probabilmente non contro la sua volontà) Netanyahu a non avere una strategia militare chiara, a non avere una pars construens [8] per il futuro di Gaza, e a non porre le basi per un’operazione militare di successo contro Hamas, dato che l’antiterrorismo funziona soltanto se si separa la popolazione dai terroristi e si crea una cornice istituzionale alternativa [9], per quanto il supporto popolare per Hamas rende molto più difficile eliminarla, rispetto all’ISIS.

Del resto, la sopravvivenza di Hamas, e quindi la parziale sconfitta di Israele, è una vittoria per l’estrema destra israeliana, che vede in Hamas la garanzia che i palestinesi rimarranno per sempre in un vicolo cieco istituzionale e politico.

L’inaffidabilità di Fatah

L'inaffidabilità di Fatah/ANP è un altro grosso problema. Ai tempi di Arafat, nel 2000, i palestinesi rifiutarono uno Stato perché volevano imporre che Israele accettasse milioni di profughi della guerra del 1948 dentro i propri confini [10]. Ciò avrebbe distrutto Israele dall'interno, dovendo integrare milioni di stranieri, spesso radicalizzati o comunque culturalmente lontani, nella sua democrazia. E forse questo era l'obiettivo di Arafat, non uno Stato palestinese in pace con Israele, che i palestinesi avrebbero potuto facilmente ottenere nel 2000, come nel 1948, ma non hanno voluto.

A cosa dissero no, all’epoca i palestinesi dei “moderati” di Fatah, sotto la guida di Arafat? Secondo il Guardian [10] "le proposte includevano la creazione di uno Stato palestinese smilitarizzato su circa il 92% della Cisgiordania e il 100% della Striscia di Gaza, con una certa compensazione territoriale per i palestinesi dal territorio israeliano pre-1967; lo smantellamento della maggior parte degli insediamenti e la concentrazione della maggior parte dei coloni all'interno dell'8% della Cisgiordania che sarebbe stata annessa da Israele; l'istituzione della capitale palestinese a Gerusalemme est, in cui alcuni quartieri arabi sarebbero diventati territorio palestinese sovrano e altri avrebbero goduto di "autonomia funzionale"; la sovranità palestinese su metà della Città Vecchia di Gerusalemme (i quartieri musulmano e cristiano) e la "custodia", anche se non la sovranità, sul Monte del Tempio; un ritorno dei rifugiati nel futuro Stato palestinese, anche se senza alcun "diritto al ritorno" in Israele; e l'organizzazione da parte della comunità internazionale di un massiccio programma di aiuti per facilitare la riabilitazione dei rifugiati. Arafat disse di no. Infuriato, Clinton batté i pugni sul tavolo e disse: "State portando il vostro popolo e la regione a una catastrofe".”

Credere che i palestinesi sotto Abbas siano cambiati richiede una certa sospensione dell’incredulità: probabilmente i palestinesi si impunteranno nuovamente su condizioni incompatibili con la sopravvivenza di Israele, confermando che avere uno Stato di Palestina in pace accanto allo Stato di Israele non sia una priorità.

La questione del “diritto di ritorno”, del resto, equivale a dire che centinaia di migliaia di italiani dovrebbero tornare in Slovenia e Croazia, e milioni di tedeschi in Cecoslovacchia, Polonia e Russia, come condizione per far finire la Seconda Guerra Mondiale. Una cosa è chiedere che i rifugiati tornino in Cisgiordania o vengano naturalizzati nei paesi arabi dove sono nati e cresciuti. Un’altra è voler imporre che Israele metta a rischio la sua sopravvivenza.

Le difficoltà del nation building

Infine, l’ultimo problema è l'improbabilità che i palestinesi siano in grado di darsi delle istituzioni funzionanti, combattere i fondamentalisti nei loro ranghi, e rintuzzare i tentativi della Fratellanza Musulmana e dell'Iran (e potenzialmente di altri attori) di trasformare i palestinesi in uno mezzo per danneggiare Israele.

La prima cosa che fecero i palestinesi dopo aver ottenuto Gaza da Sharon nel 2005 fu votare i fondamentalisti terroristi di Hamas. Purtroppo è naif credere che possano fare di meglio in futuro: la popolazione è radicalizzata e la leadership ha rifiutato più volte una pace facilmente ottenibile, o anche solo di negoziare.

Se il futuro Stato palestinese avesse dei confini con altri stati arabi, da quei confini l’Iran o la Fratellanza farebbero passare fondi e armi, rafforzando le fazioni estremiste e fanatiche, che facilmente vincerebbero le elezioni o la guerra civile per andare al potere, trasformando lo Stato palestinese in una replica dell’ISIS, come già accaduto a Gaza.

Conclusioni

Nessuno dei quattro problemi si potrà risolvere in un futuro prevedibile. Il secondo, se gli israeliani si sveglieranno dal fanatismo messianico, si potrà tenere a bada, ma per rimuovere i coloni estremisti dagli insediamenti servirà praticamente una guerra civile, e il rischio che tornino al potere sarà sempre presente. Forse neanche un governo di centro o di sinistra adotterebbe la necessaria linea dura contro gli estremisti messianici. Diverse volte gli israeliani hanno proposto di cedere quasi tutti i territori palestinesi, di spostare gli insediamenti, di rimpatriare i coloni (come fece Sharon nel 2006). Ciò non è mai servito a nulla per i rifiuti palestinesi: non esistono motivi utilitaristici per farlo.

Esistono però motivi deontici: combattere l’estrema destra fanatica è necessario per ovviare al fallimento morale di Israele. Gli israeliani dovrebbero fare la cosa giusta indipendentemente dai palestinesi: i fondamentalisti messianici vanno relegati ai margini della società, come qualcosa di cui vergognarsi e da cui proteggersi. La salute della democrazia e dello stato di diritto israeliani dipende da quanto riusciranno a combattere i loro fanatici: e questo è un motivo “utilitaristico”, perché non si può restare a lungo civili se al potere ci sono dei fanatici privi di remore morali. Israele ha le risorse istituzionali e legali per tenere a bada i propri fanatici, per ora meno numerosi e meno violenti degli omologhi palestinesi: manca la volontà politica, e forse i trend demografici potrebbero far tramontare l’idea di un Israele democratico e moderno in futuro [11].

Lo stesso dovranno fare i palestinesi, ma è difficile credere ad un’evoluzione del genere, e gli ostacoli da superare sono ben maggiori. Le autorità palestinesi sono molto più indietro istituzionalmente, soffrono da decenni di una radicalizzazione maggiore, e partono da una situazione peggiore dal punto di vista militare, dovendo vincere la guerra contro Hamas come condizione preliminare per far ricominciare il processo di pace.

Per assurdo, la pace tra israeliani e palestinesi andrebbe imposta contro la volontà della maggior parte dei secondi e di una buona parte dei primi. E questo spiega perché sia così improbabile.

 

Riferimenti

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/2006_Palestinian_legislative_election

[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Mosul_(2016%E2%80%932017)

[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Raqqa_(2017)

[4] https://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Gaza_(2007)

[5] https://en.wikipedia.org/wiki/Opinion_polling_for_the_2026_Israeli_legislative_election

[6] https://www.timesofisrael.com/police-probe-far-right-settler-rabbi-suspected-of-inciting-attacks-on-palestinians/https://www.timesofisrael.com/eight-said-wounded-as-dozens-of-settlers-attack-palestinian-village-no-arrests/https://www.timesofisrael.com/likud-firebrand-tally-gotliv-to-replace-edelstein-on-key-knesset-defense-committee/https://www.timesofisrael.com/ben-gvir-calls-for-luxury-neighborhood-for-police-to-be-built-over-gazas-ruins/https://www.timesofisrael.com/netanyahu-didnt-tell-ben-gvir-smotrich-about-gaza-aid-boost-idf-humanitarian-pauses/https://www.timesofisrael.com/ben-gvir-calls-to-encourage-emigration-resettle-gaza-at-ultra-nationalist-rally/https://www.timesofisrael.com/smotrich-ben-gvir-said-to-urge-razing-gaza-city-with-pm-not-objecting-idf-chief-balking/https://www.timesofisrael.com/im-the-landlord-here-ben-gvir-tours-bedouin-town-amid-crime-wave-sparking-anger/

[7] https://www.nytimes.com/2024/05/16/magazine/israel-west-bank-settler-violence-impunity.html

[8] https://www.stradeonline.it/diritto-e-liberta/5027-israele-a-gaza-la-pars-construens-che-manca

[9] https://www.hsdl.org/c/view?docid=483578

[10] https://www.theguardian.com/world/2002/may/23/israel3

[11] https://www.jpr.org.uk/insights/israel-serious-peril-and-because-it-we-all-are