israele palestina

La depoliticizzazione del conflitto e la nascita di un "proto stato" con caratteristiche amministrative e tecniche (che vuol dire un inizio di stato di diritto) sono una buona cosa, soprattutto per la gente comune di Gaza, che non vede l'ora di essere liberata da Hamas.

La prima evidente "riforma" cui l'Autorità Nazionale Palestinese è chiamata per arrivare all'obiettivo di una statualità compiuta è quella contro la corruzione interna. Al momento non ci sono forze politiche palestinesi in grado di governare alcunché, anche perché sono delegittimate – in primis Hamas – dal mancato libero consenso e popolare. Netanyahu fa finta di gongolare – è invece oggettivamente indebolito e torna alle "scuse di Stato" al Qatar – ma non ottiene nulla di concreto: non potrà annettere Gaza e subisce l'avvio di un processo di statualizzazione.

Ciò comporterà scossoni nella maggioranza alla Knesset che sostiene il suo Governo, con la destra estrema che si avvia ad abbandonarlo una volta arrivata la "pace"; il corollario di tutto questo saranno gli esiti delle prossime elezioni in Israele che, evidentemente, in caso di sconfitta, avranno conseguenze anche circa l'esecuzione del mandato internazionale di cattura che pesa sul peggiore politico della storia israeliana.

Ora è il momento di pensare alla fine di un incubo per chi davvero ha subito questo scatafascio generato dagli opposti estremisti: le famiglie dei rapiti del 7 Ottobre, che hanno da sempre contestato le scelte del Governo israeliano e che hanno individuato da subito la "priorità" nonviolenta – il ritorno a casa degli innocenti – rispetto alla "vittoria" in una guerra che ha creato solo sconfitti, e la popolazione di Gaza, stremata dalla violenza irresponsabile degli aguzzini di Hamas, vittima due volte dei "criminali" di casa propria e di quelli del Governo israeliano.

Se Hamas accetterà il percorso di smilitarizzazione, di esilio e di amnistia, saremo forse di fronte ad un futuro possibile, rispetto al baratro nero assolutamente probabile. Ci sono poi alcuni aspetti secondari: Trump e Blair mi sembrano reggenti troppo esposti e poco credibili (questo protagonismo neo coloniale è senz'altro inopportuno) e l'ONU sembra messa all'angolo ma va riconosciuto come un successo il coinvolgimento diretto dei paesi islamici e ciò, in prospettiva, potrebbe condurre alla normalizzazione progressiva dell'area.

Ha fatto bene la Commissione Europea a sostenere il piano di pace ed è un bene per palestinesi e israeliani che la UE sia pronta a fare la sua parte. Se vuoi la pace prepara la pace diceva Capitini e il primo passo è sempre il tacere delle armi.