lavatrice grande

Dal 2026 cambiano le regole per chi vende elettrodomestici. Con il nuovo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue 2024/82 – ora all’esame delle competenti commissioni parlamentari per il parere – il Governo mette fine alla stagione dell’obsolescenza programmata e impone una linea dura in nome della durabilità e della trasparenza.

A partire dal 27 settembre 2026, frullatori, lavatrici smart, aspirapolvere robot e altri dispositivi non saranno più semplici prodotti di consumo: diventeranno vere e proprie promesse giuridiche verso il cliente, da mantenere e da rendere visibili anche attraverso un’etichetta chiara e standardizzata.

Il nuovo decreto ruota intorno a tre concetti chiave. Anzitutto, l’obbligo di informazione. I produttori dovranno comunicare in modo trasparente l’indice di riparabilità, la disponibilità dei pezzi di ricambio e le istruzioni per la riparazione del prodotto.

In secondo luogo, trasparenza sugli aggiornamenti software: il consumatore dovrà sapere per quanto tempo riceverà gli update e se questi potranno influire — in meglio o in peggio — sulle prestazioni del dispositivo. Stop, dunque, agli aggiornamenti che rallentano o compromettono il funzionamento del dispositivo.

Infine, il decreto vieta esplicitamente qualsiasi pratica che limiti artificialmente la durata del prodotto, così come la diffusione di informazioni ingannevoli sulla sua riparabilità o sostenibilità. In altre parole, addio a ogni forma di “greenwashing digitale”: chi promette sostenibilità solo a parole rischia sanzioni pesanti.

L’obiettivo è chiaro: rendere il consumatore protagonista di scelte più consapevoli, premiando i prodotti progettati per durare nel tempo e per essere facilmente riparabili.

Il provvedimento, che dà attuazione a una direttiva europea fortemente voluta da Bruxelles, segna un cambio di passo culturale oltre che normativo. Dalla logica dell’usa e getta si passa a quella della responsabilità e del diritto alla riparazione.