giustizia tributaria grande

Con il progetto di legge A.C. 1991, a firma dei deputati Dondi e Ciocchetti (FdI), all’esame della Commissione giustizia della Camera, si tenta un’operazione culturale oltre che normativa: rivedere il trattamento dei reati patrimoniali commessi all’interno della famiglia, ponendo fine a un automatismo assolutorio che il tempo ha reso difficile da giustificare.

L’articolo 649 del codice penale – ancora figlio del Codice Zanardelli e poi del Codice Rocco – dispensa dalla punibilità chi ruba o truffa un congiunto stretto, perché si presume una “confusione di sostanze” nel contesto familiare. Ma questa impostazione, come ha ricordato la Corte costituzionale nella sentenza n. 223 del 2015, non regge più nella realtà sociale contemporanea, dove la coesione familiare non può giustificare un’area di impunità penale.

Con la riforma proposta con la citata proposta di legge, si introduce un principio di equilibrio: il reato è procedibile a querela della persona offesa, qualunque sia il grado di parentela, evitando una punibilità automatica e al contempo un’ingiustificata immunità. Un modo per responsabilizzare chi subisce il reato, tutelare la privacy familiare, ma senza più ignorare l’interesse generale alla legalità.

Nel testo si mantiene una soglia invalicabile: i delitti violenti o particolarmente gravi, come rapina, estorsione o sequestro, restano sempre procedibili d’ufficio. Segnale chiaro: il vincolo affettivo non può coprire la brutalità.

Infine, un segnale di civiltà: l’inclusione dei conviventi more uxorio e delle unioni civili nella nuova disciplina, superando un dibattito giurisprudenziale ormai superato dalla società.