Striscia la notizia, Gratteri e il brutto spettacolo tv del legalismo
Diritto e libertà

È presto per cantare vittoria per la sparizione di Striscia la notizia dal palinsesto di prossimo anno: molto probabilmente verrà sostituita da qualcosa di peggio, per quanto sia difficile far peggio. Per anni è stato il programma più visto della tv italiana – e questo, più che dire molto sulla tv commerciale col solito remunerativo moralismo anticapitalistico, dice molto sugli italiani: un popolo malato di quel legalismo piccolo-borghese perfettamente esemplificato da Pino Abete e 100% Brumotti, legalismo che è l'esatto contrario della… legalità (o quantomeno ne è una caricatura), perché si esaurisce nella spettacolarizzazione del rimprovero rivolto allo spacciatore extracomunitario o del parcheggiatore abusivo o del consumatore incivile che al centro commerciale parcheggia dove non deve (con annesso appagamento virtuistico dello spettatore medio, tanto rigido coi trasgressori quanto pronto a trovare deroghe per sé stesso e i suoi cari quando serve…).
Siamo un popolo che gode nell'osservare la ridicolizzazione e l'imbarazzo degli altri – ancora una volta e sempre degli altri – ed è pronto a disapprovare le eventuali reazioni impulsive dei destinatari dei tapiri, perché nel Paese che ha inventato il galateo le buone maniere e l'ipocrisia sono tutto, perfino al cospetto di Valerio Staffelli che a sessant'anni si apposta sotto casa di Ferragni per ore e le corre incontro trafelato chiedendole sornione se non si senta un po' attapirata (è mai possibile insistere con la trovata pagliaccesca del tapiro dopo tutti questi anni e con addosso un'età ormai veneranda?).
Si potrebbe sostenere che le reazioni migliori siano state quelle sgarbate se non perfino quelle sgarbiane, se non fosse che Ricci e Staffelli ambivano proprio a quelle, allo scopo di creare un caso su cui lucrare per intere settimane. Giusto per insistere su uno degli ultimi casi, per quanto trovi Chiara Ferragni una delle persone più vuote e inautentiche in cui ci si possa imbattere, l'ho ammirata tantissimo quando, durante il peggior periodo della sua vita, uscendo dai garage di CityLife si ritrovava un indisponente Staffelli con annesso tapiro in mezzo alla strada e riusciva a mantenere una compostezza olimpionica.
Negli ultimi venti/quindici anni il tele-berlusconismo ha spianato la strada ai peggiori ceffi – anche antiberlusconiani – mai apparsi sul panorama dell'offerta politico-partitica italiana; negli ultimi venti/quindici anni anni mi sono chiesto quasi ogni giorno come potessero ancora andare in onda appunto Striscia la notizia e Le Iene (e cioè l'equivalente mediasettiano di Report: tutta gente convinta che fare giornalismo d'inchiesta e "schienadrittista" consista nel tampinare qualcuno sventolandogli un microfono-gelato sotto al muso e ripetendogli «ma lei non si vergogna?!»). Sono andati o vanno ancora in onda perché hanno dimostrato – per dirla con una parola inflazionata e tatuata sull'addome scolpito dell'ex vallette riciclatesi onlyfanser – perché hanno dimostrato resilienza: Striscia la notizia, fra l'altro, con orribili e grossolane clip fatte con l'IA che solo dei baby boomer sottoscolarizzati possono trovare divertenti; Le Iene – in maniera più sofisticata – coi monologhi dolenti, un format potentissimo oggi che domina il paradigma vittimario.
Hanno fatto anche cose buone? Striscia la notizia potrebbe aver avuto un senso quando ancora io non ero nato (parlo dunque per contenuti visti su YouTube): e cioè quando la tv era ancora relativamente azzimata e un po' di irriverenza – per quanto, beninteso, all'acqua di rose – aveva tutto sommato una carica innovativa, quando il sodalizio Greggio-Iacchetti era passabile per una tv generalista. Lo stesso vale per Le Iene nell'era di Luca e Paolo: personalmente, peraltro, avevo una cotta per Cristina Chiabotto ed Elena Di Cioccio – e, a voler essere più seri, alcuni reportage di guerra e guerriglia di Pablo Trincia o di Giulio Golia erano davvero notevoli; ma il burlonismo, oggi che tutto è burla e tutto "prank", oggi che qualunque adolescente munito del più economico degli smartphone va in centro a prendere in giro la gente, non ha più alcun senso.
Aggiungo en passant che sempre in tema di palinsesti è una cattiva notizia che Nicola Gratteri abbia uno spazio (quattro puntate di un programma sulle mafie, se non erro) su La7; a parte che detesto il suo italiano – ma questa è una questione meramente stilistica… Quella del magistrato-pedagogo credo sia una figura da repubblica giudiziaria (quale l'Italia post-manipulitista in un certo senso ancora è…)… la sua visione delle cose così grossolanamente antigarantistica e panpenalistica credo sia profondamente diseducativa; giusto per dire una, mi è esploso il narcisistometro/virtuistometro quando qualche settimana fa ho sentito dirgli, in collegamento da Gramellini, che lui non va mai in vacanza: «uso le ferie che ho disposizione per andare nelle scuole e presentare libri».
Secondo me – e lo dico senza ironia, visto che non nutro alcuna antipatia "a pelle" – un po' di Etna o di mare isolano, sardo o siciliano che sia, non potrebbe che fargli bene, magari la smetterebbe di guardare il mondo unicamente attraverso le lenti della legislazione penale e di un legalismo non poi così dissimile da quello di Pino Abete di cui sopra.



