Guerra ibrida. La mappa delle interferenze straniere su informazione e politica in Europa
Diritto e libertà

Il 19 marzo l'EEAS, Servizio europeo per l'azione esterna, ha pubblicato il terzo rapporto annuale sulla FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference), cioè sulla attività di disinformazione e manipolazione informativa straniera.
La relazione disegna una mappatura delle operazioni portate avanti da attori esterni contro le democrazie liberali europee, mentre le due precedenti si erano focalizzate rispettivamente su definizione del quadro metodologico - con la finalità di standardizzare l'approccio alle indagini - e meccanismi collettivi di contrasto alle operazioni.
L'aspetto forse più rilevante che emerge è un allineamento strategico non lineare tra Russia e Cina nelle campagne manipolative: esiste infatti una vasta rete di guerra ibrida condotta da Mosca e Pechino, rilevata grazie al FIMI Exposure Matrix, strumento di nuova introduzione, utile a mappare collegamenti tra diversi attori.
La matrice mostra l'infrastruttura usata dall'asse russo-cinese, dove canali ufficiali e media statali sono solo la punta dell'iceberg di una architettura multilivello, digitale e non. L'interazione si crea con e tra un'ampia rete di canali legati ai due paesi in maniera poco chiara, più subdola e di complessa individuazione. Amplificando reciprocamente messaggi mirati a screditare Ue, Nato e G7, presentandoli come deboli o provocatori, si punta allo stesso tempo a rafforzare l’immagine di leadership russe e cinesi robuste, con un diffuso sostegno internazionale.
Il report, basato su 505 casi documentati tra novembre 2023 e novembre 2024, evidenzia come le operazioni FIMI abbiano preso di mira circa 90 Paesi e più di 300 organizzazioni. Circa la metà degli attacchi hanno avuto come preciso obiettivo l’Ucraina, altri bersagli sono stati Francia, Germania, Paesi dell'Est europeo come la Moldavia e diversi Stati del Sahel coinvolti in tensioni interne al continente africano.
Tra i principali target delle operazioni abbiamo i processi elettorali chiave, su tutti le elezioni europee (almeno 42 i tentativi registrati), sfruttati per minare la fiducia nelle istituzioni, influenzando le opinioni pubbliche. I canali coinvolti dalla FIMI si aggirano sui 38.000: di questi, quelli più attivi - 2055 - sono stati mappati e analizzati in interconnessione, rivelando appunto come gli attori delle minacce creino e coordinino diversi piani dello spazio informativo nelle varie piattaforme. Questi 2055 canali maggiormente attivi spaziano da media ufficiali e account gestiti dai servizi segreti a soggetti apparentemente indipendenti.
I social sono il luogo preferito per lanciare le campagne (il solo X ha ospitato l’88% delle attività disinformative), mentre le principali procedure includono bot e tessuti di siti veicolanti notizie non autentiche, anche attraverso tecniche guidate dall'intelligenza artificiale. I meccanismi russo e cinese, però, si sviluppano su strutture articolate in maniera differente, pur chiaramente rimanendo gli scopi i medesimi. Operazioni come Doppelgänger, False Façade, Paperwall o Portal Kombat, sostiene il report, sono diverse tra loro ma interagiscono con l'obiettivo di rafforzare messaggi antioccidentali, convergendo nell'esaltazione dei disegni autoritari interni.
Se il sistema russo appare più decentralizzato e flessibile, capace di adattarsi a diverse regioni e target, la disinformazione cinese è gestita da una struttura centralizzata, dove i canali sono attivati contemporaneamente sullo stesso specifico ambito, in maniera tale da limitare le azioni di risposta. Entrando nel dettaglio, la disinformazione russa si ramifica su una struttura composta a livelli. Il primo comprende i canali ufficiali del ministero degli Esteri, ambasciate, servizi segreti e media finanziati dallo Stato – Rt, Sputnik, Tass, Ria Novosti, Ukraine.ru – che rilanciano, senza filtri, il messaggio del Cremlino.
Il secondo livello contiene canali che operano sotto supervisione pubblica, senza però un evidente rimando istituzionale, come i 228 domini coinvolti nella campagna Doppelgänger sopra citata. Scoperta nel 2022, si basa sulla diffusione di articoli falsi che imitano nella forma autorevoli testate europee, diffondendo contenuti in nove lingue per screditare processi democratici e sostegno internazionale a Kyiv.
Esiste infine una galassia di attori "non ufficiali" – influencer, canali YouTube – che assicurano la diffusione delle narrative putiniane, garantendo che il messaggio continui a navigare anche quando le fonti statali vengono oscurate. In discontinuità la strategia cinese, la quale si fonda invece su media ufficiali come Global Times e CGTN, principali mezzi di trasmissione, dove ambasciate e diplomatici digitali agiscono come nodi di diffusione rapida.
L'infrastruttura "altamente centralizzata e sincronizzata" permette a Pechino di servirsi, oltre ai canali istituzionali, di una gamma di siti, podcast e influencer gestiti da agenzie di pubbliche relazioni in operazioni di influenza più sottili e mascherate. Lo spazio informativo diventa in questo modo, per usare le puntuali parole dell'Alto rappresentante Kaja Kallas, un vero e proprio "campo di battaglia", dove infiltrazioni e manipolazioni costituiscono la cornice di una sfida valoriale e da ultimo esistenziale che vede in questo momento l'Ue "perdere la guerra".
Se è corretto affermare che sul fronte comunitario si investe in questa dimensione di sicurezza intestina e sovranazionale sensibilmente meno delle risorse impiegate da Russia e Cina, si possono segnalare comunque miglioramenti e segnali positivi. Esponendo le reti utilizzate al fine di condurre le campagne FIMI, ad esempio, l'Unione aumenta e di molto i costi per chi le gestisce - senza considerare le sanzioni che derivano dall'identificazione. Iniziative come quelle di EUvsDisinfo (database online di EEAS che mira a comunicare efficacemente l'Unione e a combattere la disinformazione), poi, aiutano sì ad accrescere consapevolezza diffusa, sebbene andrebbero ampliate e pubblicizzate in maniera più strutturata.
Proteggere scambio leale, dibattito libero e da ultimo le fondamenta democratiche, in ogni caso, passa anche da un approccio diverso alla trasmissione dei riferimenti culturali, agli spazi e al giornalismo: per restringere il raggio al nostro Paese, non possiamo permetterci di fare da pavida cassa di risonanza di post-verità retoriche preconfezionate. Solo negli ultimi mesi, abbiamo avuto una Università (quella di Torino) che ha proiettato il documentario "Maidan: la strada verso la guerra", docufilm sanzionato dall'Ue, ospitando la partecipazione di Vincenzo Lorusso, giornalista di International Reporters, piattaforma multilingue lanciata con il supporto finanziario del Cremlino e che, secondo Reporters Sans Frontieres, riceve finanziamenti direttamente dal Ministero dello sviluppo digitale russo.
Roma Tre ha accolto invece un evento con Giorgio Bianchi, definito dai servizi segreti nazionali come un “noto freelance italiano presente in territorio ucraino con finalità di attivismo politico-propagandistico filorusso”, la stessa Università dove i testi di Nicolai Lilin, che pochi mesi addietro ha pubblicamente minacciato di morte i giornalisti Rai Stefania Battistini e Simone Traini, vengono suggeriti per tesine sul giornalismo di guerra.
Per non citare un libro di Putin recentemente presentato alla biblioteca comunale di La Spezia. Iniziare ad elaborare modalità creative di addomesticamento e replica potrà essere uno sforzo utile. Se una voce influente come quella di Marco Travaglio arriva a dire in televisione che i morti nel teatro di Mariupol sono stati zero, quando potrebbe trattarsi della peggior strage di cittadini ucraini dall'invasione russa, perché chi gli offre visibilità non può correggerlo in diretta? Magari, supportato nella conduzione e collegato tramite auricolare o simili dalla e alla redazione, che nel corso della trasmissione può verificare informazioni ed eventualmente comunicare errori o inesattezze, con certezza e senza tentennamenti.
Se le democrazie liberali si distinguono per la "sacralità" del diritto di parola, allo stesso modo la rilevanza di ruolo e compito di un giornalista non può essere limitato a mettere in mano un microfono a chiunque possa esporsi pubblicamente. Fondamentale, come sempre, sarà la presa di coscienza della cittadinanza, trainata nella sensibilizzazione dal ruolo di organizzazioni della società civile, penne virtuose e fact-checkers indipendenti.
Il primo sondaggio 2025 di Eurobarometro fa ben sperare, riguardo alla contezza dell'importanza dell'ancora europea e dei suoi benefici, pure contro disegni che vorrebbero collocarci in sfere di influenza lontane da libertà e principi democratici per la cui difesa vale e varrà sempre la pena battersi.
