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Di questi anomali tempi pasquali, anche un altro agnello (uno pasciuto, per il vero) è stato sacrificato sull’altare della Salute pubblica. Forse per pudicizia o per improvviso senso della tragedia, certo è che l’Italiano ha taciuto la gravità della faccenda, e di conseguenza lo ha fatto il Media medio. Una castrazione del resto poco dibattuta e analizzata anche dalla comunità scientifica rispetto al suo reale impatto sulla psicologia del recluso: parliamo della privazione forzosa da sport in diretta.

In miliardi (letteralmente) ci troviamo costretti in casa e allo stesso tempo obbligati a mo’ di girone dantesco a non poter usufruire della principale forma di intrattenimento che vi si associa, nonché principale svago di massa che il sapiens capitalista abbia creato: lo sport dal divano. Ridotti a vedere la Gazzetta che scrive pezzi sulle proiezioni macroeconomiche della Banca Mondiale o Sky Sport che mette in onda l’ennesima replica di Cesena-Lecce del 2011, i Mondiali di videogiochi o i tediosissimi racconti di Buffa. Ma come la Storia ci insegna, da ogni situazione di necessità estrema emergono opportunità che solo alcuni, eroicamente, sono in grado per primi di cogliere, a beneficio dell’Umanità tutta.

Parliamo della Bielorussia (letteralmente “Russia Bianca”): un ameno antro di foreste e laghi stretto tra Russia, Ucraina, Polonia e Repubbliche Baltiche. 10 milioni di amanti di vodka, patate, attività all’aria aperta e, pare, pena di morte (unico Paese in Europa ancora ad avercela). Una Repubblica “presidenziale” governata dal 1994 dall’amatissimo, si perdoni la tautologia, Presidente. Parliamo di Alexandr Lukashenko, muscolare leader filorusso che ha strenuamente resistito all’europeizzazione che ha “travolto” invece gli altri Paesi del Patto di Varsavia. Un Paese con ottima tradizione sportiva di stampo sovietico: si citano medaglie mondiali e olimpiche in canottaggio, ginnastica, biathlon e atletica leggera. Ma soprattutto, Minsk che si ritrova ad essere l’insperata capitale dello sport più amato del mondo (autodichiarato): il pallone.

La Liga Bielorussa di calcio (assieme a quella di hockey) è infatti l’unica lega sportiva professionistica in Europa ad essere ancora attiva (tra le poche altre di rilievo in giro si segnalano: calcio nicaraguense, basket tagiko). Le Autorità competenti non avendo evidentemente trovato buone ragioni per interromperla (al 12/4 risultano 2578 infetti e 26 morti da corona), con tanto di pubblico sugli spalti (pare che controllino occasionalmente la temperatura degli astanti in compenso). E allora ecco fioccare dal nulla contratti televisivi in oltre dieci Paesi (tra cui Russia, Israele e India) da emittenti affamate di contenuti dal vivo. E milioni di scommesse-dipendenti globali ad attendere impazienti le emozioni del 25esimo campionato UEFA (dietro anche al Kazakistan e a Israele): il prossimo goal dello Shakhter Soligorsk, chi ha segnato nel Tarpeda BelAZ o la media inglese della Dinamo Brest.

Chiudi gli occhi e sogni di stare a Vicebsk (-1 gradi con neve in data 12/4) sugli spalti di cemento consumato, e saltare in piedi a esultare, con mascherina e guanti, per un gran goal del numero 10 Diego Carioca, brasiliano di stanza al FC Vitebsk. Si segnala infine una certa popolarità tra gli scommettitori di idioma inglese per il club della città di Slutsk. “Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio” ha dichiarato Lukashenko, citando Emiliano Zapata, a una tv locale. “Non ci sono virus qui (…), non li vedo”. Ha quindi raccomandato di bere vodka, fare saune e lavorare molto. Non è forse un caso che a Orel, a poca distanza dal confine bielorusso, nel 1907 nacque il minatore Aleksej Stachanov.