Lo storytelling grillino mischia da sempre la voglia di pulizia morale con tonnellate di immondizia "scientifica", secondo un metodo che è anch'esso, a suo modo, sperimentale. Gli si farebbe un torto e, insieme, gli si riconoscerebbe ingiustamente un merito – quello di un'integrità stupida, ma onesta – giudicandolo un cretino di talento, un irresistibile babbeo, che crede alle cose che dice e contagia milioni di seguaci. Grillo invece crede alla assoluta necessità di dirle, che è cosa del tutto diversa e funzionale a un disegno politico nichilistico e dunque indifferente allo statuto di realtà dei fatti, anch'esso annullabile e revocabile in nome di un'idea di "verità" più profonda e persuasiva.

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Grillo è connesso ai conflitti psico-politici inconsci di un Paese che vuole scampare non solo dal peso materiale, ma anche da quello morale del quasi-default. Ha capito perfettamente qual è il centro del problema del suo pubblico. Gli elettori di Grillo sono più giovani e scolarizzati di quelli dei partiti tradizionali, ma socialmente più precari e marginali. Non sono affatto più ignoranti degli altri. Non credono necessariamente a tutte le panzane che Grillo rifila loro, né a quelle che ricicla dalla rete. Credono a Grillo non per fiducia in lui, ma per diffidenza nei confronti di tutti gli altri, che rappresentano il "sistema" di poteri e interessi in cui si sentono intrappolati senza scampo.

Rispetto a questo elettorato e a questa Italia che rimarrà disponibile a tutto – altro che a Grillo – finché non cesserà di sentirsi abbandonata alla deriva, gli sfondoni scientifici del leader del M5S non diverranno mai una ragione di discredito, ma solo un'arma spuntata, una delle tante, nella guerra non convenzionale contro la dittatura del "sistema".

L'unico problema che Grillo ha oggi è di rimanere saldamente fuori da tutto – da ogni compromesso e da ogni razionalità comune – per continuare a rappresentare un pezzo di Italia che si sente (o che preferisce sentirsi) fuori da tutto e schiacciata dalla logica delle cose.

Può azzeccare qualche colpo, fallirne qualche altro e pure fare qualche patetica marcia indietro come gli è successo ieri, dove peraltro l'errore "mediatico" commesso non è stato di avere denunciato oscuri interessi economici dietro la campagna per le mammografie, ma di avere fatto un nome e un cognome – quello sbagliato, perché più popolare e "miracoloso", Veronesi – anziché continuare a accusare tutti indistintamente, come fa di solito.

In questo approccio cospiratorio e sospettosamente anti-scientifico, Grillo continua comunque ad avere "scientificamente" ragione sui suoi critici che ne avrebbero preteso la rieducazione, con il passaggio all'età adulta del M5S e la sua piena istituzionalizzazione politica. Il M5S sta ancora lì, intorno al 20%, proprio perché continua a vendere miracoli e a "svelare" complotti, ma si guarda bene dal mischiarsi con il governo e la responsabilità delle cose reali.

Facciamocene una ragione. L'Italia non guarirà dal grillismo grazie ai buoni consigli di un ginecologo o alla tempestiva riabilitazione delle mammografie.

@carmelopalma