Il paradosso di Vannacci: la reazione funziona finché non diventa rivoluzione
Istituzioni ed economia

Credo che le “proposte” emerse dal programma di Vannacci su diritti politici e civili paradossalmente non gli giovino in prospettiva elettorale e che il più grave errore di Vannacci, ora, sarebbe quello di “fare sul serio”.
Declinare precisamente il consenso che sta riscuotendo nel Paese in ben precise proposte reazionarie che peraltro avrebbero un impatto enorme sulla vita delle persone (non solo donne e omosessuali), prima fra tutte quella sull’aborto, significa non cogliere lo stesso fenomeno di cui è stato catalizzatore. E racconta forse di un distacco tra il “radicalismo reazionario” del suo nucleo partitico e il “qualunquismo reazionario” del suo elettorato: il Vannacci che da Lilli Gruber diceva che “gli vanno benissimo le unioni civili” rispetto alle varie assurdità emerse dal programma di Futuro Nazionale.
Il “vannaccismo” prospera soprattutto quando si limita a intercettare il quarto d’ora di fascismo sedimentato nella coscienza di una parte rilevante di Paese, non quando ambisce a codificarlo in un elenco di riforme.
C’è una fetta decisamente più ampia di elettorato che può identificarsi in Vannacci nel rimpiangere il mondo di qualche decennio fa, o quantomeno disprezzare quello attuale. Lo può fare in tanti modi, senza chiedere l'instaurazione di un regime fascista 2.0.
Lo può fare se può sperare in una società con meno immigrati che bivaccano per strada, chiedono l’elemosina, delinquono, o quantomeno trovare qualche esponente politico che gli trasmetta disgusto per questi.
Se può trincerarsi nel cinismo “realista” di una politica estera isolazionistica, che non recida il filo con un modello di società diversa e per certi versi migliore come quella putiniana, in nome di ipocrisie e servilismi che poi hanno prodotto lo squallido mondo al contrario in cui viviamo.
Se può trovare in Vannacci un esponente che possa riconquistare la libertà di non amare le manifestazioni (anzi le ostentazioni) dí omosessualità, posto che a letto ognuno fa quello che vuole, purché non si accampino pretese sui bambini.
Se può rimettere la chiesa al centro del villaggio contro il “nazifemminismo”, contro l’idea che oggi l’uomo sia colpevole di tutto, che la donna debba per forza coincidere con un ideale di sinistra prescrittiva, che tante cose ovvie non si possano più dire perché se no ti saltano subito alla gola.
Se può conquistare un rapporto col fascismo non di mera condanna della dittatura – che tanto si sa che non tornerà mai, anzi se mai il problema dell’Italia è che non comanda nessuno – ma come un capitolo di storia italiana, anche nostra, e soprattutto ribellarsi alla sinistra che nel nome dell’antifascismo pretende di dare patenti e decidere chi è buono e chi non lo è: proprio loro che sono stati comunisti fino a ieri e che hanno imposto le coordinate del mondo al contrario in cui viviamo oggi.
Se può riaffermare un orgoglio patrio contro un’Europa astratta, impositrice, che non è roba nostra e anzi ci guarda dall’alto in basso.
Questo più ampio elettorato potenziale di Vannacci ha bisogno di una figura cui aggrapparsi per scoprire che dice cose del tutto di buon senso che la sinistra vorrebbe non si potessero più dire “perché se no sei fascista”. Può scommettere su qualcuno che incarni più credibilmente, in forma “carismatico/autoritaria” ciò che Salvini ha per un periodo incarnato nel “senso comune” del bar, o Giorgia Meloni, nello scarto rispetto al Salvini decadente, in chiave più promettente, abile, perfino “autorevole”.
Parzialmente - solo parzialmente - deluso dalla legislatura di centrodestra, un grande elettorato potenziale di Vannacci chiede al generale una “reazione”: non una rivoluzione reazionaria. Non l’abolizione dell’aborto legale, men che meno il diritto di voto moltiplicato per il numero di figli.
Non è eccitato neppure dall’abolizione delle unioni civili pur vedendo con sfavore il matrimonio gay. Non ambisce alla rimozione dei gay dalla tv e neanche all’educazione militare dei propri figli, ammesso che ne abbia. Spera solo di essere lasciato in pace il più possibile dalle pieghe nefaste della contemporaneità, o quantomeno pretende di poterla condannare.
Le “proposte” di Vannacci, per ora, restano per lo più confinate all’interesse di una cerchia di addetti ai lavori o di pasionari più esaltati. Non comprendere il senso comune che può ambire a guidare, codificare una precisa rivoluzione reazionaria anziché intercettare il qualunquismo reazionario, sarebbe nel lungo periodo una grave errore per Vannacci. Provocare senza fare sul serio è la via maestra per continuare una fruttuosa speculazione politica.






