putin grande

L'operazione militare speciale putiniana lanciata il 24 febbraio 2022 puntava a controllare l'Ucraina in poco più di una settimana. Dopo 1450 giorni di drammatica sottovalutazione, i risultati della brutale e massacrante invasione mostrano che meno del 20% del territorio ucraino (Crimea compresa) è tra le mani dell'autocrazia russa, in un conflitto divenuto di trincea e puro logoramento. Aggressione che evidenzia anche quanto il dramma sia non solo ucraino, ma anche russo: il think tank statunitense CSIS, Center for Strategic and International Studies, parla infatti di 1.2 milioni di perdite russe tra morti, dispersi e feriti, con almeno 325.000 vittime militari. Il doppio delle 600.000 persone ucraine uccise.

Questa guerra è unica e esclusiva responsabilità di Vladimir Putin e del suo regime terrorista e cleptocratico, che ha finora raccolto solo sconfitte strategiche, a cominciare dall'ampliamento della Nato, nella quale hanno deciso di entrare Finlandia e Svezia, passando per una economia disastrata e a pezzi, dipendente dai cinesi e pressoché tutta orientata alla spesa militare, più che raddoppiata dal pre-guerra.
L'Ucraina, gli ucraini, dal canto loro, hanno affrontato il sopruso e deciso di resistere, con una scelta che ha tutelato non solo la loro sopravvivenza, ma anche i confini comunitari e l'Europa intera.

La sua cittadinanza si è dimostrata coraggiosa, forte e intelligente e ha pagato e continua a pagare con il sangue la folle decisione della guerra di aggressione russa, portando avanti con onore l'esempio della lotta all'ingiustizia. Gli ucraini sono ben consapevoli, a partire dalle più giovani generazioni, che la pace non è solo assenza di conflitto, ma azzeramento di oppressione e che il pacifismo vuoto, nella sua retorica priva di sostanza, conduce alle distorsioni autoritarie, prodotto ultimo delle rese.

Tutto questo avviene mentre nel nostro Paese, ventre molle continentale e target privilegiato della disinformazione russa, continuano a risuonare in maniera massiccia gli echi di chi è disposto a barattare libertà e capisaldi valoriali di democrazia e stato di diritto con la tranquillità personale, in uno scientifico esercizio di confusione pelosa con l'essere lasciati in pace.

Propaganda del Cremlino e guerra ibrida e cognitiva russa tentano ancora ovunque di destabilizzare le opinioni pubbliche occidentali, mettendo a rischio la sicurezza interna agli Stati, alimentandosi anche della pochezza di quegli appelli alla pace che, nella loro ambiguità, proseguono imperterriti. Una pace giusta e seria non può però essere solo evocata, ma andrebbe costruita, con gli strumenti del sostegno effettivo, della pressione estenuante e di tutti gli elementi propri della deterrenza massima.

Dopo quattro anni, con la pace - quella vera - che rimane purtroppo ancora distante, possiamo finalmente, nel lusso dell'avere un punto di vista privilegiato, e cioè da osservatori non coinvolti in maniera diretta, porre una cesura nel dibattito pubblico tra chi sostiene l'Ucraina da anni e capisce, concettualizzandole, le dinamiche che muovono questa guerra e chi si azzarda in previsioni che non trovano riscontro nella realtà delle cose.

Questo è esattamente il caso di buona parte della classe intellettuale italiana, che non è capace di analizzare, ma pretende di prevedere: nel febbraio del '22 negava la possibilità che la Russia invadesse l'Ucraina, un mese dopo era in coro a chiedere la resa di Zelenskyy. Quando nel settembre dello stesso anno la Russia stava soffrendo particolarmente al fronte, ecco il richiamo all'atomica e quindi la richiesta all'Ucraina di arrendersi, causa spauracchio nucleare.

Allo stesso modo, si è discusso tanto nei mesi successivi, nelle televisioni, sulle radio ma anche nell’informazione scritta - in modo prezzolato o meno, fa a questo punto poca differenza – della dipendenza energetica europea, dando ampio spazio a chi parlava della Russia come di una grande potenza, con un ricchissimo arsenale di risorse da mobilitare e di un’Europa e un’Italia incapaci di affrancarsi dal ricatto del gas e petrolio russo. In questi quattro anni le previsioni degli esperti da salotto caldo accecati dall'ideologia hanno sempre preso una direzione opposta a quella dei fatti. Rimane importante sottolinearlo perché dietro (presto e oramai, ci auguriamo davanti) a questo disastro militare, tattico e strategico si nasconde il clamoroso successo psicologico, mediatico e cognitivo della propaganda russa. La guerra del Cremlino contro l’Ucraina va male, quella ibrida contro l’Europa miete invece successi e l’immagine di una Russia comunque e inevitabilmente “vincente” ha fatto breccia nelle opinioni pubbliche europee.

La sola e unica previsione che può oggi farsi senza timore di essere smentiti è che il futuro della guerra in Ucraina dipenderà, in questo 2026, dalle ricadute che avrà sul regime putiniano, cioè sulla capacità di Putin di proseguire in un’operazione militare sempre più costosa, senza indebolire ulteriormente l’economia nazionale e destabilizzare gli equilibri di un regime, in cui sono sempre meno gli oligarchi che pensano che Putin li renderà ricchi e potenti e sempre più quelli che pensano che potrebbe portarli con sé all’inferno.

L'Unione Europea - e l'Occidente nella sua interezza - hanno mezzi e strumenti per portare al collasso il regime putiniano, come i 300 miliardi di riserve valutarie russe che restano congelate, ma non ha mai deciso fino in fondo di proseguire su questa strada, dopo diciannove pacchetti di sanzioni che restano parziali e ridotti rispetto alle possibilità reali di risposta.

L'Ucraina ha finora difeso l'Europa. Il cambio di paradigma sarà, nel quinto anno di invasione che si apre, se con lo sfilarsi perpetuo dell'alleato l'americano l'Unione Europea deciderà finalmente (dopo averla comunque sostenuta, al netto di tutte le difficoltà, le esitazioni, i timori e le contraddizioni) di salvare definitivamente l’Ucraina. L’Ucraina, nel frattempo, continuerà a insegnarci, come fa da 1450 giorni, la forza del coraggio, il rispetto della dignità umana e il prezzo della libertà. E della scelta.