Monaco in Alaska. Comunque vada, sarà un disastro
Istituzioni ed economia

Se non sappiamo con precisione quale sarà l’esito dell’incontro di oggi in Alaska tra i gemelli diversi dell’odio anti-occidentale e anti-europeo, sappiamo che sarà quello che le delegazioni russe e americane hanno già preparato nei dettagli e che probabilmente gli stati del G7 e i principali paesi europei già conoscono.
Anche in quello che i professionisti della geopolitica nominalmente pro Kyiv considerano il migliore degli scenari possibili – concessioni territoriali alla Russia limitate alle aree già occupate militarmente dalle truppe del Cremlino e finta soluzione para-coreana per la sicurezza del pezzo residuo dell’Ucraina – l’esito sarebbe disastroso sia sul breve sia sul lungo periodo.
Il consenso dell’Ucraina potrebbe solo essere estorto e quello della gran parte dei paesi europei suonerebbe chiaramente come un atto di disimpegno dal fronte est dell’Ue, che rimarrebbe, a maggior ragione dopo il riconoscimento delle conquiste territoriali militari in Ucraina, un bersaglio privilegiato delle nuove scorribande di Mosca.
La sicurezza di un’Ucraina fuori dalla Nato e sostanzialmente smilitarizzata, perché privata del sostegno e degli approvvigionamenti americani e europei, sarebbe nuovamente affidata, come ai tempi del Memorandum di Budapest, agli impegni formali di garanti internazionali del tutto indisponibili a intervenire direttamente, in caso di nuovo attacco all’Ucraina.
Il fronte euro-atlantico (o quel che ne resta, dopo la defezione americana, che la Casa Bianca ha schierato dal lato dei sostenitori di un ordine internazionale fondato sulla sopraffazione militare e la violenza politica) accetterebbe oggi da una Russia infinitamente più debole quel che non aveva mai accettato durante la Guerra Fredda da una Russia infinitamente più forte: il principio di aree di influenza politico-territoriali predeterminate, al di là della volontà dei popoli oppressi e inseriti a forza in esse.
Se anche questo scenario reputato ottimistico e quindi improbabile si materializzasse ci troveremmo di fronte a una nuova Monaco, neppure camuffata dalla presenza al tavolo dei rappresentanti dell’oggetto dello scambio, l’Ucraina, a cui sarà comunicato il destino che i grandi le avranno decretato (e l’Ue avrà avallato). E tutti festeggeranno, esattamente come nel 1938, una pace presagio di guerre peggiori.






