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Sono rimasto affascinato dalla galassia radicale avvicinandomi ad essa negli anni del liceo, a dire il vero soprattutto a partire dall’onda emotiva conseguente alla morte di Pannella e vivendo dunque solamente le ultimissime fasi della stagione pannelliana. Allora restai colpito dal metodo radicale, dalla politica “fisica” e corporale nonviolenta di militanti e simpatizzanti, dalla coincidenza tra passione e militanza che termina con l’azione politica, facendo dell'attivismo uno strumento di cambiamento.

Oltre alle battaglie sui diritti civili e politici conosciute dai più, sono da apprezzare, forse in misura maggiore rispetto a tutto il resto, la sensibilità politica radicale e lo spessore intellettuale e i profili umani dei suoi esponenti e la loro inclinazione al pragmatismo, che porta al compromesso, nel senso più funzionale del termine. Proprio questo, che è in realtà uno degli aspetti più controversi e criticati dei radicali (ma in ogni ambito della vita facciamo compromessi, figurarsi in politica), indica invece un vettore di concretezza decisionale difficilmente scovabile in altre compagini.

Il mantenimento della propria identità nella diversità e la ricerca della mediazione non ideologizzata, positiva e necessaria quando perseguita con intelligenza politica per l'interesse generale, è il modus operandi ottimale per valutare in maniera informata e dunque scegliere - conoscendo e deliberando, appunto.

La stima verso i radicali dovrebbe declinarsi in una posizione di gratitudine, anche da parte di chi magari non condivide (o avrebbe condiviso) diverse battaglie, ma che non può non riconoscere rilevanza e valore di un esperimento partitico – e soprattutto politico-culturale – che ha creato un unicum nel panorama nazionale.

Un libro da cui trarre lezioni importanti sulla mitologia e fenomenologia radicale, con una puntuale attenzione ai fatti, è "Il Partito Radicale. Sessanta anni di lotte tra memoria e storia", uscito nel 2021 e scritto dal compianto Gianfranco Spadaccia, storico riferimento di quell'ecosistema politico-culturale e morto poco dopo la pubblicazione del volume a cui aveva dedicato gli ultimi anni di vita.

Nel concreto, sotto la lente d’ingrandimento di una grande figura che ha accompagnato la vicenda radicale fin dalle origini, nell'imponente volume si racconta la storia del Partito Radicale dal 1955 al 2013. Si attraversano le fasi che vanno dalla fondazione fino alla frammentazione e alle ramificazioni del soggetto politico: il periodo della sinistra liberale del "Mondo" di Pannunzio e del "primo" Partito Radicale (1956), la nascita del "nuovo" Partito Radicale (1963), le campagne referendarie e l'arrivo in Parlamento nella seconda metà degli anni '70, le disobbedienze civili, i progetti di riforma dello Stato e delle istituzioni, la svolta transnazionale dei primi anni 90, la personalizzazione del soggetto italiano (la Lista Pannella e poi la Lista Bonino) e la lunga peregrinazione nella stagione secondo-repubblicana.

Come sosteneva Pannella, facendo un po' il verso al linguaggio gramsciano, il mondo radicale è stato un “intellettuale collettivo”. Non nel senso organicistico e leniniano del termine, ma in quello individualistico, che raggruppa un insieme di personalità che guardano sì nella stessa direzione, ma che, come spesso accade nelle realtà liberali delle più variegate accezioni rimangono comunque ancorate alla propria autonomia e alle personali differenze su come raggiungere i fini comuni.

Quel che certamente rimane è che il Partito Radicale è stato l’unico partito liberale popolare e non elitario, figlio della cultura azionista, espressione di un liberalismo progressista e riformista, ma tutt'altro che moderato e sempre lontano dai blocchi ideologici precostituiti. Fanno testo la lotta per la società aperta, la difesa della liberaldemocrazia e dello Stato di diritto, le battaglie garantiste per la giustizia giusta, l’acume dimostrato in politica estera, soprattutto mediorientale. E poi la rilevanza riconosciuta sin da subito al disegno europeo e la conseguente vocazione federale, promuovendo l’europeismo come difesa dell’interesse nazionale, strettamente intrecciato a quello dell’Unione Europea, con la sempreverde e limpida stella polare del sogno federalista degli Stati Uniti d’Europa.

Il caposaldo di ogni ciclo politico radicale è stata la volontà di modernizzazione del Paese e la tensione ideal-pragmatica per la riforma dell'apparentemente "irriformabile", la lotta contro un sistema politico-istituzionale ingessato, miope e ostaggi di interessi corporativi, e il superamento di sistemi elettorali incapaci di favorire una vera ed efficiente democrazia dell'alternanza.

La lucidità radicale ha trovato un'ulteriore dimostrazione nell'individuazione e nella denuncia del cuore della crisi democratica nazionale e internazionale, coincidente con il ripudio dei fondamenti dello stato di diritto, della razionalità politica e del principio del conoscere per deliberare da parte delle élite di potere. Un "cuore comune" ai populismi di destra e di sinistra, al rossobrunismo anti-liberale e al sovranismo vittimista e recriminitorio.

Oggi il retaggio radicale, anche grazie al libro di Gianfranco Spadaccia, ci insegna quanto sia importante essere speranza, ancor più che avere speranza, osando l'inosabile. Nel tratto distintivo dell'eterna lezione di "Spes contra spem", insieme a fascino e sogno della politica radicale, la durata – come recita un famoso adagio pannelliano – è e resta la forma delle cose.