Quale Europa indipendente è possibile?

Le definizioni di destra e sinistra sono nate nell'ottocento quando si confrontavano liberalismo e socialismo di ispirazione marxista e sono rimaste più o meno tali fino a che il diritto di voto (1918) è stato dato a tutti i cittadini.
Il populismo anni ‘20 ha ridefinito destra e sinistra: la prima stava dalla parte della Patria fascista e la seconda con i lavoratori della Patria universale ed ugualitaria.
Nel secondo dopoguerra, destra e sinistra hanno assunto un significato ambiguo per il quale la destra equivaleva alla democrazia liberale, sostenuta occasionalmente dalla Chiesa cattolica che, per obbligo intrinseco e per la sua storia è necessariamente illiberale, mentre sinistra corrispondeva a stare dalla parte dei lavoratori sfruttati per definizione, mantenendo a riferimento l'esempio, non democratico, dell'Unione Sovietica. Contraddizione ben riassunta nell'impossibile "eurocomunismo" berlingueriano.
Dal 1990 queste "limitanti interne" dei due schieramenti, che riuscivano a convivere con la loro contraddizioni per obbligo di "guerra fredda", sono state cancellate dal crollo del muro di Berlino e dalla tempesta giudiziaria illiberale di Tangentopoli.
Dal 1990 la nostra destra e la nostra sinistra sono in cerca di un loro contenuto di riferimento, che stenta a nascere perché nella nostra storia troviamo solo riferimenti illiberali. Per questo è difficile coinvolgere le masse, pur diventate "borghesi", in un progetto politico di stabile democrazia alternativa che abbia valori identitari omogenei e progetti distributivi di diversa sensibilità sociale e, in cui possa trovare normale continuità la nostra democrazia.
Questo travaglio è oggi testimoniato dalla faticosa trasformazione del partito di Giorgia Meloni in una definitiva proposta liberal-conservatrice e dall'ancor più travagliato tentativo di dare un'identità socialdemocratica ad una sinistra che ha eletto a testimone "democratico" il leninista Gramsci ed ereditato i valori di una Chiesa "sociale" in crisi, perché obbligata a scegliere tra potere della Parola e valore della testimonianza.
In mezzo a questo travaglio è suonata l'ultima campana che ricorda agli europei che non possono più coltivare le beghe delle loro "Città stato" se non vogliono affidare al potere dei nuovi imperi il loro futuro.
La politica italiana, dopo l'avvio della guerra Ucraina, la sostanziale fine della Nato e la prospettica fragilità dell'ordine monetario basato sul dollaro, non può più confrontarsi sulle solite schermaglie di una destra e sinistra che nascondono la loro inconsistenza identitaria dietro le partigianerie degli slogan “più sanità” o “meno tasse”.
La nostra politica è ora chiamata a confrontarsi su un tema divenuto ineludibile e riassumibile semplicemente in: "quale Europa indipendente si è disposti a costruire?".
Perché questo è il vero tema che condiziona, già oggi, concretamente le basi del futuro della nostra comunità. Su questo argomento centrale dovrà misurarsi la fragile e superficiale politica italiana.
Il concetto di destra o sinistra dovrà dunque ridefinirsi tra chi vuole partecipare concretamente a costruire l'unico futuro autonomo possibile: nella nuova geopolitica, l’alternativa per l’Europa è di diventare un interlocutore indipendente dagli altri grandi protagonisti o sfaldarsi in province suddite di questi. La geografia politica dovrà ridisegnarsi intorno a questa scelta storica.
C'è molto da cambiare nella barocca costruzione che oggi chiamiamo Unione e che finora ha sfornato solo regolamenti ideologici, al meglio inutili, spesso dannosi. Dovremo smettere di illuderci che un Parlamento in cui si parlano 7 lingue diverse possa “pensare europeo" e non resti solo un luogo di mediazione di politiche e partiti nazionali. Dovremo aggiornare, e di molto, il modello, ma non potremo mai realizzare un'Unione politica.
Un Presidente "eletto dal popolo" della Commissione e domani forse dell'Unione in che lingua si rivolgerebbe agli italiani, ai tedeschi, francesi e via dicendo? La costruzione dell’Europa deve tener conto di queste diversità. Non potrà mai essere la copia degli Stati Uniti.
La difesa europea non potrà essere costituita solamente da un esercito "europeo". Potrà nascere più concretamente come una copia della Nato senza USA, in cui convivono eserciti nazionali sotto la guida di un vertice comune e di un unico comandante in capo e che impiega armi comuni.
Ugualmente sarà più efficace affidare la politica energetica comune ad una agenzia con il potere di negoziare le forniture e stabilire un piano di indipendenza energetica, piuttosto che affidare ad un Commissario privo di poteri un inutile coordinamento.
Basti osservare che l'unica istituzione comune che finora ha funzionato è la BCE, che per l'appunto è una forma di "agenzia indipendente" per la fornitura e cura della stabilità della moneta comune.
Occorre costruire l'indipendenza europea nel pragmatismo e non seguendo scolastiche repliche di istituzioni nate nell'omogeneità della Nazione.
Non potremo decidere noi italiani quale Europa costruire. Potremo partecipare alla discussione, ma le ultime decisioni dovranno essere prese da Francia e Germania perché l'una e l'altra sommano da sole metà del PIL europeo e la Francia è l'unica che ha deterrenza atomica.
La Meloni dovrà scegliere tra Patria e Trump ed Europa franco tedesca a costo di rottura del Governo e del suo partito. Le mediazioni non sono più possibili. Se non lo farà, sarà un danno per il Paese e una condanna per il suo partito.
Così dovrà fare il PD. Non potrà rifugiarsi a lungo dietro la "pace" europea negoziata da Putin e Trump in base ai loro unici interessi. La sinistra, privata del marxismo, ma sempre ancorata all'anticapitalismo, non potrà continuare a rifugiarsi in valori "trascendentali", quali la salvezza dell'ambiente, l'obbligo di accoglienza dei diversi e dei bisognosi anche quando raggiunge numeri e culture non integrabili e la soddisfazione dei bisogni degli ultimi o penultimi, a prescindere dalla creazione della necessaria ricchezza.
Prima di discutere quale società costruire o migliorare, dovremo ora discutere della sua stessa continuità e su questo si dovrà centrare il dibattito politico che dovrà abbandonare le categorie di destra e sinistra per assumere quella di chi vuole un Europa indipendente e chi la sua resa, che taluni chiamano "Pace", al servizio di un Impero potente, dell'est o dell'ovest.
L’Europa non troverà più "alleati" in questo secolo, senza la forza che le garantisce di non averne bisogno.






