azzardo big 

Nel decreto dignità è previsto il divieto di pubblicità per il gioco d'azzardo (dalle scommesse sportive ai Gratta e Vinci). La misura è stata annunciata in pompa magna da Di Maio come "lotta alla ludopatia" (N.d.R. In calce al pezzo l'articolo in questione). È una idiozia, ovviamente, perché i veri fenomeni di ludopatia prescindono dalla pubblicità, che di fatto prova a indirizzare il giocatore verso modalità più trasparenti di gioco e meno alienanti: per semplificare, più partite di calcio ed estrazioni del lotto e meno slot machine e videopoker; più gioco legale e meno gioco illegale.

Il divieto di pubblicità, peraltro, danneggerà l'occupazione del settore e toglierà introiti a TV e società sportive (la Serie A ne avrà un danno significativo). E ridurrà le entrate per lo Stato, tanto che il Mef e la Ragioneria hanno faticato per cercare una copertura finanziaria. Alla fine, cosa hanno trovato? L'aumento del prelievo erariale proprio su slot e videolottery, per stimati 150 milioni per il 2019 e 200 milioni per il 2020. In parole povere, per reperire le entrate che mancheranno a causa del divieto di pubblicità lo Stato diventa ancora più dipendente dagli incassi delle "macchinette".

Personalmente, credo che lo scopo della legislazione non debba mai essere quello di vietare, ma di promuovere comportamenti più virtuosi e di limitare i danni. Vietare significa creare mercati neri e zone d'ombra e di far prosperare i business illeciti. Vale per le droghe leggere, per la prostituzione e anche per il gioco.

Meglio promuovere le scommesse su un evento reale come una partita di tennis, di calcio o di basket che una slot machine con le sue banane, pere e ciliegie virtuali, guidate da un algoritmo predeterminato. Anche le partite di calcio possono essere truccate - la cronaca lo ha insegnato - ma la probabilità che ciò avvenga è comunque bassa. Vietare la pubblicità per poi legare ancora di più il gettito dello Stato dagli introiti delle banane virtuali è anch'essa una forma estrema di ludopatia: la dipendenza dal gioco sulle spalle degli italiani

(*)

art.9

La relazione tecnica che accompagna il decreto dignità dice espressamente che il divieto di pubblicità dei giochi avrà impatto pressoché nullo per gli apparecchi da divertimento (slot), settore ritenuto a più forte rischio di ludopatia, perché per tali sparecchi la pubblicità è oggi  "vicina alla zero".