marchesedelgrillo

Nel 2015 l'Inps registrava 2,44 milioni di assunzioni con contratto a tempo indeterminato, di cui 1,4 milioni beneficiavano dello sgravio contributivo totale previsto dalla decontribuzione triennale introdotta con la legge di Stabilità 2015, una delle due "gambe" della riforma del lavoro di Matteo Renzi (l'altra era il Jobs act contratto a tutele crescenti). Un risultato notevole, se si considera che le sole nuove assunzioni (quindi escluse le trasformazioni di altri contratti) furono in quell'anno circa 1.870.000 rispetto a 1.270.000 del 2014, una differenza positiva di 600 mila rapporti di lavoro stabili. Le assunzioni a tempo indeterminato si sono poi ridotte nel 2016 e nel 2017, con il graduale azzerarsi degli incentivi.

I dati mostrano, in sostanza, come la misura del Governo Renzi messa in campo tre anni fa andasse nella direzione giusta e come il costo del lavoro sia uno dei principali ostacoli alla creazione di occupazione stabile in Italia, checché ne dicano i seguaci contemporanei della teoria marxiana del plusvalore (ce ne sono ancora tantissimi in circolazione, molti anche inconsapevoli di esserlo) secondo cui il profitto non è valore aggiunto o "ricchezza creata dal nulla" da un'organizzazione produttiva, ma è la misura monetaria del valore-lavoro "rapinato" dall'imprenditore al lavoratore, inchiodato quest'ultimo per definizione al salario minimo e al precariato. Se si abbatte il costo del lavoro le imprese assumono, perché anche quelle che si occupano di lavori a bassa qualificazione professionale, tendono a preferire stabilità e risorse umane affidabili sul lungo termine rispetto a tensioni, difficoltà organizzative interne e incertezza quotidiana.

Tuttavia, cosa accadrà quando, a partire dal 2018, le decontribuzioni triennali cesseranno, e le imprese dovranno far fronte a un aumento del cuneo impositivo di circa il 30% a dipendente? C'è da domandarsi se al ministero del Lavoro siano davvero convinti che le imprese abbiano registrato nello scorso triennio una crescita sufficiente a sostenere l'improvviso macigno contributivo. Speriamo di sì, perché il rischio è che si profili a partire dal prossimo anno un'ondata incontrollata di licenziamenti. In effetti l'annuncio di una norma tampone 'anti licenziamenti' da parte del ministro Poletti collegata al nuovo piano sulle decontribuzioni giovanili sembra rivelare che in via Veneto la consapevolezza del problema sia ben desta.

Si può senz'altro sollevare l'obiezione: "gli sgravi erano triennali, e le imprese lo sapevano". I tecnici ministeriali e i loro referenti politici dovrebbero però iniziare a tenere in considerazione - magari sviluppando qualche modello statistico - l'effetto "Marchese del Grillo" sulle decisioni di impresa privata derivante da qualsiasi azione del decisore pubblico: gli operatori privati tendenzialmente si fidano poco o punto dello Stato italiano e dei suoi legislatori e amministratori, che invece della certezza del diritto garantiscono discrezionalità amministrative e giuridiche alquanto insidiose e imprevedibili. Nel 2015 - è un'ipotesi, un'intuizione, diciamo, che andrebbe certo suffragata da evidenze - il "marchese del Grillo effect', si è manifestato in positivo: le imprese hanno scelto di prendere subito il beneficio 'epocale' dello sgravio contributivo assumendosi un rischio eccessivo - laddove di solito dai capricci del Marchese del Grillo tendono a cautelarsi - sperando che sarebbe stato poi stabilizzato allo scadere. E' un calcolo razionale: nella Repubblica fondata sull'arbitrio, se una volta tanto piove una misura davvero importante e positiva conviene prenderla senza curarsi troppo di rischi e conseguenze, tra tre anni chissà se saremo ancora qua.

Ma la scommessa delle imprese è stata probabilmente una pia illusione: la fine degli sgravi del Jobs act sarà un problema del primo governo della XVIII legislatura, e ora gli esponenti del 3° governo della XVII possono quindi dedicarsi a cercare un po' di consenso in vista delle prossime elezioni - magari sfruttando l'ultimo treno della prossima manovra di Bilancio - inventando la narrazione delle politiche per il lavoro giovanile con le decontribuzioni giovani 2.0. Difficile tuttavia che questa volta desteranno l'interesse del mondo dell'impresa privata e riusciranno a distrarlo dall'ormai imminente esplosione della voce costo del lavoro in conto economico.

 - Articolo pubblicato anche su Public Policy.