corte penale internazionale grande

Immaginate che un boss mafioso mandi ogni notte, per oltre quattro anni, gli uomini della sua banda criminale ad uccidere uomini, donne e bambini nelle loro case, lasciando prove inequivocabili dei suoi delitti. Cosa diremmo, cosa faremmo se la magistratura non incriminasse, dopo oltre quattro anni dal primo dei suddetti crimini, innanzitutto, prima di tutti gli altri, il capo banda (pur sapendo che sarà difficile, forse impossibile, arrestarlo, processarlo, condannarlo)?!

Ebbene, quello che sarebbe non solo impossibile ma addirittura impensabile noi lo accettiamo tranquillamente, da oltre quattro anni, rispetto ai crimini che ogni notte, da oltre quattro anni, le Forze Armate russe, al comando di Vladimir Putin (presidente della Federazione Russa), compiono contro i civili ucraini.

Eppure l’art. 28 dello Statuto della Corte Penale Internazionale (CPI) del 17 luglio 1998 – ratificato con la legge n. 232 del 12 luglio 1999 - prevede che “il superiore gerarchico è penalmente responsabile per i reati di competenza della Corte commessi da sottoposti sotto la sua effettiva autorità o controllo”. Eppure gli articoli 7 (crimini contro l’umanità) e 8 (crimini di guerra) del suddetto Statuto sono chiari ed esaustivi.

Citiamo solo l’incipit dell’articolo 7: “Ai fini del presente Statuto, per crimine contro l’umanità s’intende uno qualsiasi degli atti di seguito elencati, se commesso nell’ambito di un esteso o sistematico attacco contro popolazioni civili, e con la consapevolezza dell’attacco…”.

Da oltre quattro anni Vladimir Putin ha autorizzato in modo consapevole attacchi indiscriminati con droni e missili contro la popolazione civile dell’Ucraina. Il fatto che la CPI abbia già firmato mandati di arresto nei confronti di tre capi militari russi (Esercito, Aviazione e Marina) e dell’ex Ministro della Difesa per gli attacchi ai civili ucraini non è certo un esimente ma un’aggravante nei confronti di Putin. che rappresenta il vertice della catena di comando russa. Come non rileva il fatto che Putin sia stato incriminato dalla CPI nel 2023 per il reato di “deportazione di bambini ucraini”. I crimini – a maggior ragione se della natura, qualità e quantità di quelli di cui stiamo scrivendo - non si annullano fra loro, ma si sommano.

Europa Radicale sostiene convintamente l’iniziativa di Eumans e No Peace Without Justice a sostegno e difesa della Corte Penale Internazionale (CPI), sottoposta agli attacchi sia di Putin che di Trump. Proprio perché non smettiamo di credere nei valori e negli ideali che portarono, nel luglio del 1998, a Roma, all’approvazione dello Statuto della CPI, non possiamo smettere di chiedere ai magistrati dell’Aia di fare fino in fondo il loro lavoro e il loro dovere.

La stessa cosa chiediamo, da tempo, al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispetto alla sparizione dalla sua scrivania di quel “Codice dei crimini internazionali”, che darebbe finalmente completa attuazione nel nostro ordinamento allo Statuto della CPI. Eppure il ministro Nordio, all’atto del suo insediamento a via Arenula nell’ottobre 2022, aveva trovato buona parte del lavoro già fatto.

Ricapitoliamo: l’articolo 1 dello Statuto della CPI (entrato in vigore il 1° luglio 2022) afferma che la CPI “è complementare alle giurisdizioni penali nazionali”. Il successivo articolo 17 precisa il cosiddetto “principio di complementarità” della giurisdizione della CPI rispetto a quella nazionale degli Stati firmatari dello Statuto.

Dopo che sono passati inutilmente vent’anni e dieci governi, e solo dopo la seconda aggressione della Russia all’Ucraina (24 febbraio 2022), l’allora governo Draghi, e in particolare l’allora ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ritennero giunta l’ora di redigere ed approvare il “Codice dei crimini internazionali”, per incardinare nel sistema penale italiano le norme dello Statuto. La Commissione incaricata di elaborare il progetto di Codice fu istituita presso il Gabinetto della Ministra della giustizia con d. m. 22 marzo 2022. Tenne la sua prima riunione di insediamento il 31 marzo 2022 e altre due riunioni plenarie presso il Ministero l’11 e il 24 maggio 2022.

Dando dimostrazione di una efficienza ed efficacia encomiabili, già il 31 maggio 2022 i Presidenti della Commissione (Professori Francesco Palazzo e Fausto Pocar) trasmettevano alla Ministra della giustizia il progetto di Codice dei Crimini internazionali, corredato dalla relazione illustrativa.

Dunque, nell’estate del 2022 si erano create tutte le condizioni affinché il Governo licenziasse un disegno di legge di adozione del Codice e lo presentasse in Parlamento per una sua rapida approvazione. Così non fu. Assistemmo, innanzitutto, alla caduta del governo Draghi con le successive elezioni politiche che portarono al potere Giorgia Meloni. Il nuovo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, fece pubbliche dichiarazioni incoraggianti.

Il 29 novembre 2022, a margine della riunione dei ministri della Giustizia dei Paesi del G7 a Berlino, ad una domanda dei giornalisti sull’adozione del Codice, Nordio affermò “Stiamo lavorando alacremente al Ministero, siamo in dirittura d’arrivo”. Quattro mesi dopo, il 17 marzo 2023, il Ministero della Giustizia informa che: “ Su proposta del ministro della Giustizia il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge per l’introduzione di un codice dei crimini internazionali, per dare attuazione agli obblighi assunti con lo Statuto di Roma istitutivo della Corte Penale internazionale. L’Italia introduce in particolare il crimine di aggressione ed estende i crimini di guerra. Inoltre, amplia universalmente la sua giurisdizione penale, perseguendo i crimini ovunque commessi, se l’autore si trova stabilmente in territorio dello Stato. Il Cdm ha deciso di approfondire, ai fini dell’elaborazione di un ulteriore ddl, i temi inerenti ai crimini contro l’umanità…”.

Nostra traduzione del lessico ministeriale: con una decisione inaspettata il Consiglio dei ministri decise di rinviare ad un ulteriore approfondimento la disciplina inerente ai crimini contro l’umanità, sollevando motivate critiche da parte di molti studiosi della materia

Sono passati tre anni e cinque mesi e del testo del “Codice dei crimini internazionali”, qualunque esso sia, si sono perse le tracce. Diciamolo: al di là di tanto sporadici quanto importanti contributi dottrinari, nessuna forza politica italiana, eccetto Europa Radicale, sembra interessata al rispetto formale e sostanziale dello Statuto della CPI. Unica eccezione che conferma la regola della rimozione del problema è la proposta di legge n. 2540 del 29/07/2025 (presentata da alcuni deputati di AVS), che recepisce il testo della “Commissione Cartabia” e che risulta essere stata assegnata alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. E’ possibile ripartire da quel testo per incardinare in Parlamento e nel Paese una discussione non solo fra addetti ai lavori?!

L’unica cosa certa in materia è che Europa Radicale continuerà fino alla fine della legislatura a chiedere conto al ministro Nordio dei suoi impegni disattesi e delle sue promesse mancate, confidando fino all’ultimo minuto utile in un sua tardiva ma sempre benemerita resipiscenza.