Iran grande

"Le bombe, la guerra, le morti innocenti" ... anche la liberazione di un popolo dai suoi tiranni porta con sé un marchio di morte e distruzione, che non può mai essere considerato un danno collaterale accettabile.

Ogni innocente annientato, ogni vittima di "fuoco amico" è il segno dell'orrore della violenza, il cuore nero di ogni necessità, la colpa dolente e ambigua che prepara il domani, magari il domani migliore.

Gli iraniani, popolo antico, lo sanno bene e sembra che ridano e piangano allo stesso tempo davanti alla fine del carnefice e alla carneficina di un impero maligno. Siamo a un mutamento epocale, al netto dell'inadeguatezza dei protagonisti a Washington e a Gerusalemme, e a possibili e auspicabili effetti inintenzionali, a fronte di azioni spesso intenzionalmente miopi, pronte magari ad intascare un risultato minimo, dopo aver scatenato il massimo della potenza militare.

Siamo ai mezzi che tradiscono i fini nobili, in piena contraddizione e deflagrazione dei valori di umanità e di giustizia ... eppure, probabilmente, è giusto così, non si poteva fare altrimenti. In questa notte partoriente il futuro, il dolore è solo appena mitigato dall'attesa, dalla speranza: nel mezzo, senza luna, buoni e cattivi si confondono come le piazze a favore e contro.

Per comprendere davvero qualcosa in più, per entrare nel profondo e intimo della storia che accade, bisogna porre al centro le donne e i giovani persiani, gli "accecati" dal regime, le trentamila mila vite spezzate nelle Università, per le strade, tra le bandiere e gli slogan libertari di chi ormai non aveva più nulla da perdere.

Quello spirito e quel sangue sta chiedendo ora, ancora, aiuto: la nostra imperfezione ha risposto solo con le bombe americane, ha atteso le bombe americane per deresponsabilizzarci tutti, per lasciare agli altri il "lavoro sporco".

Sono mancate le piazze italiane nonviolente per il martirio delle "donne che si tagliavano i capelli"; sono mancate le proteste veementi contro quelle violenze e non c’è più un Pannella radicale a farsi arrestare a Teheran per aver distribuito volantini contro i tagliagole. Ma un Pannella radicale ci fu, si chiamava Enzo Francone, era un dirigente del FUORI e del Partito radicale e il 25 marzo 1979 andò a manifestare a a Teheran e venne fermato davanti al carcere dove venivano reclusi e uccisi gli omosessuali e dopo essere stato arrestato, picchiato e imprigionato fu fortunatamente rispedito in Italia.

Quanto sono tristi ora le stanche manifestazioni "facili" contro gli americani, gli israeliani e le bombe, il tutto sulle teste e alla faccia degli iraniani! Chissà cosa ne pensano i diretti interessati? Io, a dire la verità, mi sento solo e responsabile due volte ... per ciò che non è stato fatto e per ciò che ora accade.