La fratellanza musulmana e la sua rete di influenza
Diritto e libertà

La Francia è stata sconvolta tra il 2015 e il 2020 dal terrore jihadista (Charlie Hebdo, Bataclan, istituzioni ebraiche…). Questi attentati non sono stati eseguiti su espressa istruzione di un’organizzazione, né preparati meticolosamente da questa. I crimini sono stati motivati innanzitutto dall’incontro tra un universo virtuale e la socializzazione in ambienti in cui si diffonde, in modo virale, il jihadismo di ultima generazione, ciò che ha facilitato il passaggio all’atto. Questo tipo di propaganda spinse nel 2020 il Presidente della Repubblica Macron a pronunciare un celebre discorso a Les Mureaux, città nel nord della Francia, particolarmente colpita dall’estremismo islamico, in cui denunciò “il comunitarismo e il separatismo islamico”
“Il problema non è la laicità”, disse Macron. “Più volte ho ricordato che la laicità nella Repubblica francese è la libertà di credere o non credere, la possibilità di professare una fede dal momento in cui l’ordine pubblico è garantito. La laicità è la neutralità dello stato e in alcun caso la cancellazione delle religioni nella società. Ciò che dobbiamo affrontare è il separatismo islamico. Si tratta di un progetto politico-religioso consapevole, teorizzato, che si concretizza attraverso continue deviazioni dai valori della Repubblica che spesso sfociano nella costituzione di una contro-società e le cui manifestazioni sono l’abbandono scolastico dei bambini, lo sviluppo di pratiche sportive, culturali, comunitarie che costituiscono il pretesto per l’insegnamento di principi non conformi alle leggi della repubblica. È indottrinamento e, attraverso esso, negazione dei nostri principi, dell’uguaglianza tra donne e uomini, della dignità umana.”
Il discorso di Macron, pronunciato due settimane prima dell’omicidio di Samuel Paty, generò una levata di scudi da parte degli attivisti dell’islam politico in Francia e nel mondo; Erdogan, i partiti islamici dal Pakistan fino al Maghreb, le comunità islamiche in Francia e in Europa, in una scia che va dai Fratelli Musulmani ai salafiti, a cui si aggregarono movimenti “decoloniali”, “intersezionali” e “woke” oltre una parte della sinistra radicale. Tutti hanno denunciato Macron come “islamofobo”.
L’opera di Florance Bergeaud-Beckler “La fratellanza e i suoi legami, l’inchiesta” insignita del premio Scienza e laicità nel 2023, fornisce materiale inedito che permette di capire come un’atmosfera di rottura culturale è stata pazientemente preparata da un movimento che lei definisce “la fratellanza”, termine che include oltre all’associazione dei Fratelli Musulmani, nata in Egitto nel 1928, e presente con forza in Europa, l’insieme delle organizzazioni, delle reti, delle associazioni, dei predicatori, dei think-tank che sono oramai impregnati della sua ideologia.
La confraternita fu creata sulle rive del canale di Suez, durante il periodo di crisi esistenziale per l’islam globale rappresentata dalla fine del califfato ottomano, abolito nel 1924 da Ataturk, in nome della laicità dello stato nella nuova Turchia. Il califfo rappresentava l’autorità spirituale di riferimento per i sunniti (85% dei musulmani, contro il 15% di sciiti) del pianeta ed aveva l’autorità di pronunciare il jihad o la guerra santa nel nome di Allah. Ciò che fece allo scoppio della Prima guerra mondiale, in quanto membro della Triplice Alleanza con l’impero Austro-Ungarico e la Germania, chiamando tutti i musulmani colonizzati dagli Stati membri della triplice intesa – Regno Unito, Francia e Russia – a sollevarsi contro gli “infedeli” che avevano occupato le loro terre.
Questo appello non ebbe conseguenze dal punto di vista militare ma contribuirà alla scomparsa del califfato sostituito da correnti di pensiero che includeranno la dimensione islamica, oltre a correnti marxiste e nazionaliste. La creazione dei Fratelli musulmani è il frutto di questa sintesi; riprendendo il testimone del califfato e facendosi artefice della lotta per l’indipendenza, questo movimento politico-religioso lotterà per l’avvento di uno Stato islamico indipendente sulle ceneri della colonizzazione.
Nel 1952, i Fratelli egiziani sostennero “gli ufficiali liberi” per rovesciare la monarchia legata agli inglesi, ma furono brutalmente repressi da Nasser che vedeva in loro un avversario temibile. Alcuni di loro, tra cui il genero di Banna e Said Ramadan, padre di Hani e Tariq Ramadan, fuggirono in Europa per sfuggire alla repressione e dove contribuirono a creare la rete della fratellanza. L’anno chiave fu il 1989. Nella rappresentazione dei leader dell’islam politico, l’Europa doveva diventare “terra d’Islam”. In altri termini la comunità degli emigrati doveva entrare nella fase di forza che gli avrebbe permesso di rivendicare l’applicazione della sharia (legge islamica).
Il rovesciamento demografico del Vecchio Continente causato dalla crescita rapida della popolazione musulmana, grazie alla fecondità elevata delle donne, oltre all’accentuazione dei flussi migratori legali ed illegali, avrebbe dovuto accelerare questo processo. Nel 1989 accadono due fatti salienti: la fatwa del 14 febbraio, con la conseguente condanna a morte, di Salman Rushdie autore dei “versetti satanici” considerati blasfemi e la rivolta in Francia, nel collegio di Creil contro il divieto di indossare il velo islamico. Il 1989 è l’anno in cui si celebrò il bicentenario della Rivoluzione francese ma soprattutto l’anno della caduta del Muro di Berlino che trascinerà con sé la caduta dell’utopia comunista lasciando spazio a nuovi messianismi, tra cui l’islam politico sarà il più dinamico.
La fatwa contro Rushdie diede all’ayatollah Khomeini una dimensione panislamica inizialmente verso i sauditi accusati di non aver sufficientemente sostenuto la campagna anti-Rushdie, poi universale, urbi et orbi, alla maniera delle bolle papali del passato. Khomeini piaceva molto ad una parte della sinistra che vedeva in lui similitudini con la vulgata marxista che contrapponeva oppressori ed oppressi. I Fratelli musulmani, installati in Europa, non esitarono ad infilarsi nella breccia aperta dall’ayatollah Khomeini, dandogli un’impostazione sunnita.
La Francia reagì all’invasione dei Fratelli musulmani nella sfera pubblica francese promulgando nel 2004 la legge che proibiva l’ostentazione dei simboli religiosi nelle scuole, in nome della laicità dello Stato. Chirac, approvando il rapporto della commissione Stasi, intese mettere un termine ad una situazione insostenibile per le ragazze musulmane obbligate dalla loro comunità ad indossare il velo. Chi trasgrediva era sottoposta a linciaggio e molte furono vittime delle famigerate “tournants” (violenze di gruppo). Per i Fratelli musulmani fu l’occasione per gridare all’islamofobia di Stato. I Fratelli musulmani hanno trovato sponde politiche nella sinistra e nell’estrema sinistra, ciò che porterà Alain Finkielkraut a coniare il termine (islamo-gauchisme).
Alleanze formali tra militanti islamisti, partiti di sinistra e movimenti di estrema sinistra hanno contraddistinto la storia dell’islamismo in Europa. L’autrice cita come esempi il sostegno delle Nuove Brigate Rosse in Italia agli attacchi di Al-Qaida contro gli Stati Uniti. In Gran Bretagna, un ex deputato laburista George Galloway, insieme al Socialist Wokers Party (SWP), al Revolutionary Communist Party of Britain (RCPB) e a membri della Muslim Association of Britain e al Muslim Council of Britain (MCB), creò il Partito del rispetto. In Francia, il Nuovo partito anticapitalista (che confluirà nella France Insoumise), candidò una donna che indossava l’hijab nei manifesti elettorali per denunciare la legge contro la dissimulazione del viso nello spazio pubblico. Il movimento woke, con la sua teoria dell’intersezionalità e la ricerca dell’alleanza tra gli oppressi, favorirà ulteriormente l’avvicinamento tra la sinistra radicale e l’islamismo.
Tariq Ramadan è stata la figura di spicco dei Fratelli musulmani in Francia (fino all’accusa di violenze da cui verrà assolto), capace di contribuire alla creazione di un vasto movimento che raggruppò sindacati, José Bové (fondatore della confederazione contadina), ecologisti, femministe, tutti dietro la grande causa del decolonialismo, dei diritti dell’uomo e della solidarietà. Si uniranno a loro i membri del Movimento degli immigrati e delle banlieus, oltre che i collettivi dei Musulmani di Francia. Li legava la lotta propalestinese che sfocerà nell’antisemitismo e la lotta contro la mondializzazione neoliberale.
L’odio verso Israele fu una costante di questi gruppi. Tariq Ramadan si accanì contro Israele e contro il CRIF (consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia), superando ogni limite nel dibattito pubblico francese. Furono attaccati pesantemente intellettuali ebrei di spicco come Adler, Finkielkraut, Glucksmann, Kouchner e Bernard-Henri Lévy, accusati di “comunitarismo ebraico”. L’antisemitismo d’altronde è un segno che contraddistingue la confraternita.
Un giornalista francese, Sylvain Besson, ha ritrovato un articolo della rivista Muslimoun del 1964 in cui si può leggere che “lo Stato di Israele, non solo è stato creato per caso. Noi pensiamo che si tratti piuttosto di un pensiero dell’Inferno, una miscela nata dall’incontro tra il sionismo cupido e lo spirito delle crociate animato dalla gelosia verso l’Islam.”
I fratelli musulmani promulgarono nel 1989 una dichiarazione non per stabilire “i diritti dei musulmani nel mondo, ma i diritti dell’uomo nell’islam cioè dei diritti dell’umanità nella civilizzazione islamica”. A questa dichiarazione seguì, l’anno dopo, la dichiarazione Islamica universale dei diritti dell’uomo al Cairo in cui si afferma “la superiorità dell’uomo sulla donna”.
La rete dei Fratelli musulmani può contare su diversi appoggi nelle istituzioni europee grazie ad ENAR (European Network Against Racisme), network belga che si presenta come antirazzista. Anche se non fa parte ufficialmente del circuito dei Fratelli musulmani, secondo l’autrice, questa organizzazione è pilotata dalla fratellanza islamica come dimostra la sua battaglia contro il divieto dell’hijab, velo islamico, a causa del quale molte donne nel mondo rischiano (in caso di rifiuto di indossarlo) di essere violentate ed uccise.
Florence Bergeaud-Beckler conclude ricordando che questo movimento non è giunto in Europa per caso; era stato ampiamente annunciato dagli anni Novanta. La Fratellanza sogna la teocrazia e combatte il laicismo. Per la Fratellanza l’islam non è una cultura e neanche una tradizione ma un sistema che risponde a tutti i bisogni individuali e collettivi. I musulmani devono essere degni dell’Islam e non viceversa. Affinché i musulmani si integrino, non deve essere l’Islam ad integrarsi all’Europa, ma deve essere l’Europa ad assimilare l’Islam: cercano di rendere il mondo sharia-compatibile.
L’ideologia della Fratellanza impedisce la coesistenza delle correnti religiose, soffoca il pensiero liberale, combatte la laicità. Diffonde norme e valori che rafforzano l’antisemitismo, la misoginia, la criminalizzazione dell’omosessualità. Per questo occorre che le istituzioni europee siano più vigili rifiutando di finanziare progetti che possono entrare in conflitto con i valori dell’Unione europea. Uno Stato laico deve combattere la Fratellanza musulmana assumendo una totale neutralità verso il culto musulmano combattendo tutte quelle pratiche in conflitto con i nostri valori occidentali (ad es. l’infibulazione, i matrimoni forzati o il velo nelle scuole).






