Non sono in molti a sapere che i risultati dei test clinici possono essere tenuti segreti. Le case farmaceutiche possono scegliere di pubblicare solo i risultati dei trial che ritengono utili all'autorizzazione di un nuovo farmaco. +AllTrials è un'iniziativa nata da ricercatori e editori scientifici per chiedere che tutti i trial siano registrati e tutti i risultati siano resi disponibili.

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Riccardo Guidi è un dottorando in Scienze Mediche al Karolinska Institute di Stoccolma. Era finito in Svezia nel 2009 per una internship di 6 mesi e ha finito per rimanerci per quasi 5 anni grazie ad una borsa di dottorato. Nella vita studia come alcuni batteri riescano a provocare il cancro in particolare al fegato e all'intestino, cercando nuove strategie di prevenzione.

Riccardo è anche un comunicatore, ha vinto l’edizione italiana 2012 di FameLab e collabora con la rivista Prometeus. Da circa un anno è diventato un supporter della campagna +AllTrials, un movimento che si prefigge di rendere pubblici tutti i dati dei trial clinici. Da qui nasce la sua divertente video-lettera al Ministro Lorenzin che Strade vi ha già proposto. E da questo video partono le nostre domande.

Cos’è +AllTrials?

+AllTrials è un'iniziativa nata nel 2013 e promossa da Ben Goldacre (medico e divulgatore scientifico) insieme al British Medical Journal ed altre instituzioni mediche della Gran Bretagna. L'iniziativa è sottoscritta da più di 400 di associazioni come la WelcomeTrust (la più grande finanziatrice di ricerca medica no-profit al mondo) e persino da aziende farmaceutice come la GSK. +AllTrials in particolare chiede di rendere pubblici tutti i dati provenienti dai test clinici condotti sui pazienti, sia che essi siano stati condotti dall'industria per testare nuovi farmaci, sia che essi vengano condotti dalle università.

Perché è importante?

All'inizio del 2013, quando +AllTrials comincia a muovere i suoi primi passi sul web, le stime indicavano che circa la metà dei risultati dei test clinici oggi non sono pubblicati in articoli scientifici, il mezzo attraverso il quale medici e ricercatori scambiano informazioni e prendono decisioni. Una più recente analisi del British Medical Journal riduce la stima ad un terzo: sono quindi più di  250.000 i volontari che hanno “donato il loro corpo” per test clinici a non sapere che ne è stato del loro sacrificio.

Non sono già trasparenti le sperimentazioni? Perché?

Esistono molte ragioni, alcune politiche ed altre pratiche. Le aziende farmaceutiche, per esempio, temono che rendendo pubblici i dati potrebbe rivelare segreti industriali, ma buona parte degli esperti non considera questo come un vero rischio. Ad ogni modo, questa è l’argomentazione più usata per controbattere alle ragioni del movimento che chiede più trasparenza. D'altra parte, gli stessi organi regolatori (coloro che hanno accesso ai dati e che prendono decisioni sulla salute di tutti) temono che l'accesso pubblico venga strumentalizzato, ed i dati male interpretati. Su questo punto, l'incorretta interpretazione della statistica da parte dei media ha già dato luogo a quel cattivo giornalismo e allarmismo infondato che ha allontanato i cittadini dal sistema sanitario o dalla medicina tradizionale, come i dati sulla vaccinazione e l'autismo, o il rischio di infarto dovuto all'uso di ibuprofene (comunissima pillola per i dolori articolari o influenza). Un altro rischio è quello di creare correnti di pensiero divergenti sull'interpretazione di questo o quel test clinico, creando tensioni ed incomprensioni in un vortice di numeri e dati che allontanerebbe ancora di più i cittadini dall'uso corretto dei farmaci ed (in generale) del servizio sanitario.

Quindi meglio meno trasparenza?

In realtà no. Anzi, passi avanti sono stati già fatti. In ottobre, i capi dell'Agenzia Medica Europea (dopo aver chiuso una consultazione pubblica sull'argomento) hanno confermato che i benefici di una maggiore trasparenza sui dati dei test clinici supera di gran lunga i rischi. A mio avviso, avere un gruppo esterno di esperti che posso scrutinare, valutare e supervisionare le decisioni prese dagli uffici europei sulla salute di tutti è un vantaggio non indifferente. A tale scopo, la Cochraine Collaboration è un consorzio di volontari che si occupa di collezionare tutti i test clinici condotti su una certa malattia o intervento medico, e fornire riassunti chiari e concisi a medici e pazienti. Se tali organizzazioni non hanno accesso a tutti i dati, l'immagine che avremmo sarà frastagliata ed incompleta, causando inutili sofferenze.

Perché proprio ora?

Sebbene la discussione sulla trasparenza dei test clinici si stia trascinando da anni, nel 2013 subisce una accelerazione grazie alla nascita di +AllTrials. Nel mese di Maggio, una serie di emendamenti all'attuale Regolamentazione dei Test Clinici in Europa passa un primo scrutinio del Parlamento Europeo. Tali emendamenti sono frutto del partito Laburista inglese, principalmente promossi dall'europarlamentare Glenis Willmott. All'inizio di Novembre, gli emendamenti passano di mano tra la Commissione, il Parlamento ed il Consiglio Europeo, ed +AllTrials fa sapere che per l'inizio del prossimo anno la decisione finale potrebbe cambiare radicalmente l'uso che tutti noi, oggi, facciamo dei farmaci. In meglio, speriamo.