ilariacapua

Sono passati due anni e tre mesi prima che l’opinione pubblica potesse conoscere la verità su Ilaria Capua. Quello che gli italiani avevano scoperto su un'allarmante prima pagina di un settimanale viene ora smontato da un proscioglimento silenzioso che solleva la Capua da ogni accusa 'perché il fatto non sussiste'.

Al boato, insomma, è seguito, come spesso accade, un ben più modesto fruscio, grazie ai fatti che hanno prevalso su intercettazioni spacciate e trafficate (più dei virus), su copertine-bomba, su interpretazioni e ricostruzioni azzardate da parte degli “eroi dell’informazione”.

Ma la vicenda racconta molto di più del mix letale tra gravi reati attribuiti, solita giustizia lenta e stampa d’accatto all’attacco. Un mix che si fa cerchio concentrico e loop vertiginoso intorno a una virologa di fama internazionale, a una donna politica, a una persona.

In quest’arco di tempo, dal 3 aprile 2014, Ilaria Capua, non solo scienziata, ma anche deputata, ha sostanzialmente abbassato il volume della propria attività politica, sentendosi data in pasto a qualsiasi insulto o contestazione che mascherasse il merito e i contenuti delle sue battaglie sotto lo sventolio feroce dei titoli dell’inchiesta.

Nella prima parte del suo mandato, Ilaria Capua si era impegnata in cause all’avanguardia per la ricerca e la salute pubblica. Anche dopo l’inchiesta ha posto il tema dell’antibiotico-resistenza alla Camera con una mozione trasversale, ma lo ha fatto in maniera più sommessa e defilata rispetto al passato.

Nel luglio 2015, rinunciò al rinnovo della vicepresidenza della Commissione Cultura di Montecitorio per non dare materiale a chi si nutriva di dubbio e di sospetto. In quello stesso mese noi di Strade la incrociammo mentre con una risoluzione insieme al collega Vargiu sosteneva le ragioni di una corretta campagna d’informazione sull’olio di palma e di una maggiore sostenibilità delle coltivazioni.

A ottobre la invitammo al dibattito che organizzammo alla Camera per condividere le nostre tesi. Ilaria Capua titubava, temeva che la sua presenza avrebbe potuto dare risalto negativo all’evento. Un duro colpo per noi, amanti della razionalità scientifica, ma poi, dopo i nostri ripetuti tentativi di farle capire che la sua esperienza sarebbe stata il valore aggiunto dell’incontro, si convinse ed accettò l’invito. Con passione, in un intervento denso, contribuì alla discussione con gli esperti internazionali venuti da Bruxelles.

Oggi, nel giorno in cui le nubi giudiziarie sul suo "caso" si sono dissolte, non bastano certo le interviste di Corriere della Sera e Repubblica a restituire all’Italia Ilaria Capua. Nel frattempo, infatti, la scienziata ha scelto di andare a lavorare in Florida, dove da circa un mese dirige un centro di ricerca, e ha presentato le dimissioni da deputata.

Nel giorno che restituisce all’Italia intera l’Il-aria pulita, noi vorremmo vedere spenta l’Il-aria condizionata, credendo ancora nella buona politica, fatta di proposte di qualità, di partecipazione ragionata al di là delle logiche tradizionali da corridoio, delle votazioni e delle procedure.

Insomma, a prescindere dalla carriera scientifica che ha deciso con determinazione di continuare, noi rivogliamo in Parlamento Ilaria Capua e speriamo che la Camera bocci le sue dimissioni, compresi - o forse nonostante - i grillini, quelli di ‘onestà-onestà’ ripetuta come se fosse ‘Rimini Rimini’, che alla notizia dell’inchiesta non tardarono a gridare ‘dimissioni, dimissioni’.

Permettiamoci almeno di sognare una conclusione onorevole a questa triste vicenda.