Foreign Fighters, i terroristi della porta accanto, i "vicini di pianerottolo" che secondo Matteo Salvini sono "pronti a sgozzarti". Nelle confuse emozioni suscitate dalla strage di Parigi l'elemento che più ha colpito l'opinione pubblica è la mutazione terrorista di giovani nati e cresciuti nella nostra democrazia, che all'improvviso la rifiutano e la aggrediscono facendo strage.

France-Attack

 Il partito della paura cavalca questo argomento per appenderci i suoi consueti stendardi, dalla criminalizzazione degli immigrati allo stop per la libera circolazione delle persone in Europa. L'informazione popolare racconta il fenomeno dei "vicini col kalashinkov" come qualcosa di assolutamente nuovo e alimenta l'idea che "questi" è davvero impossibile integrarli: sono cresciuti nelle nostre scuole, hanno il nostro stesso passaporto in tasca, lavorano o sono disoccupati al nostro fianco, eppure sono capaci all'improvviso di imbracciare le armi contro di noi.

Tra tutte le panzane che questo paese senza memoria produce ogni giorno forse questa è la più scema. Ogni nazione europea ha conosciuto nell'arco della seconda metà del Novecento fenomeni di terrorismo interno talmente significativi da cancellare per sempre l'idea che frequentare gli stessi college, le stesse palestre o gli stessi muretti costituisca un antidoto alle scelte di radicale contrapposizione agli Stati, al loro ordine costituito, alla democrazia stessa. Tra il 1968 e il 2012 l'Italia è stata insanguinata da più di 14mila attentati. Nel 1980, in un unico anno, 120 italiani sono morti in attentati terroristici perpetrati da altri italiani. Tra il 1974 e il 1988 le Br hanno rivendicato 86 omicidi. Renato Curcio calcola che circa mille persone siano state inquisite per avere fatto parte della sua formazione, alle quali ne vanno aggiunte altrettante dei vari gruppi armati che dalle Br si staccarono. Tutti italiani, con passaporto italiano, così come erano tutti tedeschi con passaporto tedesco i responsabili dell'Autunno nero della Germania, che lasciò a terra morti 34 bersagli nel 1977 e nel biennio tra il '73 e il '75 produsse oltre 300 attentati. Tutti cittadini della Gran Bretagna, lì nati e cresciuti, quelli che nel 1972, anno clou del conflitto nordirlandese, uccisero in attentati 467 loro connazionali, facendo strage in pub, supermercati, manifestazioni e ovunque ci fosse modo di massimalizzare il danno.

La democrazia e l'esserci cresciuti dentro non è di per se' un antidoto al terrorismo, e nemmeno ai sociopatici con confuse ossessioni di rivalsa sociale, vedi Columbine. Non ci fu bisogno di essere russi per ammazzare in nome dell'internazionalismo proletario, ne' di essere greci per mettere bombe inneggianti ai Colonnelli. E le frontiere chiuse non furono un problema quando armi, esplosivo e agenti addestratori attraversarono il mondo in quantità imponente insieme a giovani italiani, tedeschi, francesi, spagnoli che andavano ad addestrarsi o a rifugiarsi in America Latina o in Africa centrale.

Incentrare il dibattito sui Foreign Fighters, e raccontarli come un'emergenza di nuovo conio legata all'immigrazione di religione musulmana, è un'operazione semplificatoria e densa di implicazioni pericolose. Trasforma ogni straniero in un potenziale nemico, ogni musulmano in un sospetto, e alza i muri dei ghetti in cui già vivono molte comunità facilitando la penetrazione dell'ideologia jihadista e la formazione di quello che una volta si sarebbe chiamato "il brodo di cultura" del terrorismo. E più in là, alimenta una visione insensata e assolutoria della nostra democrazia raccontandola come un castello medioevale puro e giusto assediato dal Feroce Saladino, anziché come un mondo complesso che accetta la fatica di dare un senso a sé stesso dopo la morte delle vecchie fedi.