Corte dei Conti e rating: nessuno tocchi Cassandra
Istituzioni ed economia
Come accade da millenni, i troiani se la prendono con Cassandra, l'unica che invitò il popolo a non fidarsi del dono che i greci lasciarono alle porte della città.
L'inchiesta giudiziaria contabile della Corte dei Conti contro le agenzie di rating per il declassamento del debito pubblico italiano del 2011 (confermata poco fa dal procuratore regionale del Lazio Raffaele De Dominicis) è insensata e pericolosa.

Facciamo una premessa. S&P, Moody's e Fitch non sono un oracolo: le loro cantonate sui mutui subprime restano scolpite nella storia. È discutibile la scelta compiuta da più di un legislatore nazionale di includere i giudizi delle agenzie nella normativa finanziaria e ci sono certamente problemi di concorrenza e di trasparenza nel settore del rating: ci sono praticamente solo quei tre soggetti a contendersi il mercato mondiale, a causa delle enormi barriere all'ingresso poste storicamente dalla legislazione americana; in più, curiosamente, i valutatori sono pagati dai valutati.
Tuttavia - e qui veniamo all'insensatezza dell'inchiesta della Corte dei Conti - la valutazione dei debiti sovrani è un'attività che le agenzie svolgono gratuitamente e senza committenti. È una loro libera iniziativa giornalistica, che dà loro visibilità e peso nel dibattito politico internazionale: nessuno è tenuto a considerare i loro giudizi (AAA+, BB, eccetera eccetera...). Insomma, non sono un oracolo e non pretendono di esserlo.
Si dirà: "ma sui loro giudizi si basano le decisioni degli operatori di borsa e si muovono centinaia di miliardi!". Vero, tanto vero da rendere auspicabile una sempre maggiore efficienza del settore del rating, un ammodernamento dei criteri di valutazione e - possibilmente - una più elevata consapevolezza dei piccoli risparmiatori sulle loro scelte di investimento. Ma è illusorio pensare che si possa per legge, o a addirittura per sentenza, edulcorare i giudizi delle agenzie di rating o imporre loro di dire ciò che non pensano. Peggio, è completamente illogico insinuare (a questo tende purtroppo l'azione della Corte dei Conti) che la crisi del debito sovrano italiano del 2011 abbia avuto come causa o concausa il declassamento del rating. L'Italia è in declino perché da due decenni rifiuta di adeguarsi ad un mondo che cambia, l'Italia ha subito più pesantemente di altri gli effetti della crisi iniziata nel 2007 perché chi la governava – centrodestra, centrosinistra e poi di nuovo centrodestra - ha deliberatamente sottovalutato la tempesta finanziaria internazionale.
C'è infine un pericolo tremendo nell'inchiesta della Corte dei Conti: la minaccia alla libertà di espressione, in questo caso quella delle agenzie di rating, domani quella di chiunque esprime giudizi capaci di influenzare i mercati finanziari e perciò i prezzi dei titoli di Stato. Se il complottismo lascia i meandri dei social network e diventa oggetto delle indagini della magistratura, se le istituzioni diventano preda della demagogia, allora l'Italia diventa un posto sempre più rischioso e inospitale, per gli investitori nazionali e quelli internazionali. Fermatevi, nessuno tocchi Cassandra.
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