Evadere prigione

Il No ha prevalso (soprattutto tra i giovani, nelle regioni meridionali ma anche in tanta parte della provincia settentrionale) perché ci sono disagio sociale, massiccia disoccupazione, sfiducia nel futuro. Tutto sacrosanto, pacifico, quasi scontato se analizzato in senso storico e con un occhio rivolto alle dinamiche di tutto l'Occidente.

Ho però paura che una parte rilevante del "popolo del No" boccerebbe oggi anche le misure più coraggiose con cui provare a fermare il declino, a invertirlo e dunque a generare effettive e concrete possibilità di riscatto, di lavoro e di affermazione sociale.

Anzitutto, una massiccia iniezione di libertà economica, misure di promozione della tecnologia e degli investimenti infrastrutturali privati e pubblici (inclusi i gasdotti e le trivelle, per intenderci, non solo la banda larga e certamente non solo i pannelli solari), una riduzione di pressione fiscale finanziata nell'unico modo possibile (la riduzione di spesa pubblica, e non marginale), una riforma meritocratica della scuola e dell'università, la semplificazione burocratica (che però significa riforma profonda della PA), una maggiore predisposizione all'autoimprenditorialità e dunque alla cultura del rischio. E così via, fino alla modernizzazione della giustizia.

Sono anni che queste proposte vengono contestate e rifiutate, anche e soprattutto tra i giovani e meno giovani del No-a-tutto, anche e soprattutto al Sud. Sono anni che tutto ciò che serve davvero per fare uscire l'Italia dalla palude viene additato con proclami come "basta neoliberismo", "servi delle banche", "basta multinazionali", "reddito di cittadinanza", "Merkel merda". Si vasempre più diffondendo l'illusione sovranista, protezionista e anti-sviluppista, che rapidamente ci porterebbe alla bancarotta e allo smantellamento del nostro tessuto produttivo e industriale.

Ecco, pensando a tutto questo, io mi terrei stretto il popolo del Sì (a cominciare da quel 19 o 20% di elettori 18-35enni, poco, ma tantissimo), riaprirei ponti con il "No riflessivo" e proverei a espandere il più possibile la cultura positiva dello sviluppo, dell'innovazione e della razionalità.

Tutto il resto, tutti i tentativi di assecondare gli istinti irrazionali e le istanze populiste (cosa che abbiamo persino provato a fare durante la campagna referendaria, ma evidentemente senza successo), porta solo acqua al mulino altrui, a quello di Di Battista & soci. Bisogna evitare la sindrome di Stoccolma, quella per cui il prigioniero finisce per innamorarsi del proprio carceriere. Dobbiamo invece continuare a credere che lui possa innamorarsi di noi, per liberarci e scappare insieme.

Come lo possiamo fare? È un programma vastissimo, un impegno che non riguarda le prossime elezioni, è un investimento culturale e politico di lungo periodo. Ci vogliono nervi saldi e tanto tanto amore per l'Italia.