Lontano dai riflettori italiani, il 2017 è stato un anno cruciale per la regione del Golfo Arabo. La nuova monografia di Strade punta lo sguardo su quel che sta cambiando nella regione, e si interroga dove questi cambiamenti potrebbero condurre.

Falasca

L’ultima monografia bimestrale del 2017 è per Strade l’occasione di volgere lo sguardo a un’area particolarmente interessante e ricca di novità del pianeta, il Golfo Arabo. I rapporti con l’Iran e con Israele, i nuovi equilibri di potere interni agli stati della penisola arabica, la frattura tra sunniti e sciiti, la lotta al terrorismo, il tentativo di superare la dipendenza dal petrolio, le riforme economiche e sociali: la regione sta cambiando pelle, ma pochi se ne stanno accorgendo. D’intesa con lo Euro Gulf Information Centre – un centro di studi e analisi attivo a Roma dal 2015 – abbiamo scelto di raccontare il Golfo soprattutto attraverso la voce di autori della regione, di autori arabi, a cui si affianca la voce di esperti analisti occidentali. 

A noi pare estremamente interessante leggere il cambiamento che sta avvenendo nel Golfo attraverso le parole di chi lo vive e in qualche modo lo produce direttamente, anche quando si percepisce il condizionamento inevitabile del loro personale punto di vista. E’ un modo, per quanto ci riguarda, di abbattere barriere e creare nuove “strade” di dialogo, di collaborazione e di comprensione reciproca. 

Tra gli articoli, ospitiamo in particolare il contributo di un membro del governo del Bahrein, il sottosegretario agli Affari Esteri Abdulla Bin Ahmed Al Khalifa. Questo ci consentirà peraltro di far conoscere le iniziative del nostro magazine direttamente nella regione (alcune copie degli articoli di questa monografia, in versione inglese, verranno distribuite in Bahrein). Tra gli autori degli articoli redatti dagli analisti del Future for Advanced Research and Studies (FARAS), un think tank basato ad Abu Dhabi, ci sono due donne, Basma El-Etreby e Yara Ahmed. Gli altri arrivano dal lavoro di esperti analisti arabi o occidentali di stanza in Europa o in America.

Nella ricerca dei contributi e degli autori ci siamo resi conto di quanto stia crescendo e irrobustendosi nei paesi del Golfo la presenza di centri studi, think tank, gruppi indipendenti. La società del Golfo sta diventando sempre più vivace, anche dentro e intorno alle famiglie reali di governo. E’ un cambiamento lento, ma molto più robusto di quanto si creda.

Il paese più grande e influente della regione, l’Arabia Saudita, è al centro del cambiamento. Se l’abolizione del divieto di guida per le donne vi sembra poco, pensate a cosa potrebbe significare la concessione di visti turistici per non musulmani (e magari resort turistici “sharia-free” su suolo saudita) o il piano per le privatizzazioni che farebbe entrare capitali stranieri negli asset principali del regno, a cominciare dalla vendita di una quota della Aramco, la compagnia petrolifera di Stato (o di famiglia, diciamo).

Quel che sta avvenendo nel regno saudita, grazie all’emersione della nuova leadership del principe ereditario Mohamed bin Salman, sta accelerando e vivacizzando la realtà degli stati vicini, dagli Emirati Arabi al Bahrein, dall’Oman al Kuwait. Le zone d’ombra – di cui parliamo nella monografia – riguardano i rapporti con il Qatar e la situazione in Yemen, lo stato fallito della penisola araba (ma anche l’unico povero di risorse naturali). Nell’articolo di Mitchell Belfer, presidente dello Euro Gulf Information Centre, si spiegano il come e il perché dello “scoppio” (per nulla inaspettato) della pesante crisi diplomatica tra il Qatar e i suoi ex alleati, una crisi che porta anche a Teheran e a Damasco.

Con questa monografia noi facciamo una piccola grande scommessa. Scommettiamo cioè che il 2017 sarà ricordato come uno spartiacque per il Golfo Arabo, l’anno che generò una nuova stagione di modernizzazione per la regione. Vinceremo o perderemo la scommessa? E’ presto per dirlo, di certo siamo consapevoli di quanto farebbe bene la politica italiana ed europea a concentrare le proprie massime attenzioni sui paesi dell’area, che sono gli unici da cui può seriamente partire un processo di stabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente. E – udite, udite – forse sta diventando anche la regione da cui partirà una modernizzazione culturale e religiosa di cui il mondo islamico ha molto bisogno.

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